Venerdì, 14 Maggio 2021
Cronaca via ex aereoporto

Tensione a Pomigliano, il governo: "La Fiat fermi i licenziamenti"

Preoccupati gli operai in cassa integrazione, dubbi sul loro futuro occupazionale. Rosy Bindi: "Quello che sta avvenendo è terribile". Don Gambardella: "C'è dolore e rabbia"

Sergio Marchionne © Tm NewsInfophoto

Rientreranno in fabbrica il 12 novembre prossimo i 2146 lavoratori della newco Fabbrica Italia Pomigliano, fermi dallo scorso 29 ottobre per due settimane di cassa integrazione. Ma nelle ultime ore hanno tempestato di telefonate rsa e sindacati nella vana speranza di sapere quale sarà il loro futuro occupazionale alla luce dei licenziamenti annunciati dal Lingotto. "E' cominciata la guerra tra poveri - sottolinea Luigi, uno dei 1565 operai del quinto gruppo professionale dal quale dovrebbero essere licenziati in 18 - siamo tutti quanti preoccupati, e nessuno si sente davvero al sicuro. Nei giorni scorsi ci hanno anche fatto firmare una petizione, per evitare che succedesse proprio quello che sta accadendo. Ma non è servita a nulla. Non vogliamo che quelli della Fiom restino fuori, però non vorremmo neanche essere licenziati noi. Ora speriamo che i sindacati ci difendano a dovere, perché finora hanno pensato solo a farsi la guerra tra loro". Ed un'altra petizione è stata avviata subito dopo l'assemblea della Fiom, poco prima che il Lingotto rendesse nota la procedura di mobilità messa in atto per 19 persone. Nel documento, nel quale si sottolinea che "la solidarietà è l'unica soluzione per evitare la guerra dei poveri", e che è già stato sottoscritto da molti operai della Fiom che hanno sposato l'iniziativa, si chiede a tutti i sindacati di "proporre alla Fiat il rientro di tutti i lavoratori in Fip con il ricorso ai contratti di solidarietà o altro ammortizzatore sociale che permetta un'equa rotazione".

IL GOVERNO SCENDE IN CAMPO - Battaglia tra Marchionne e la Fiom. Il governo prende posizione contro l’annuncio dell’avvio della procedura di licenziamento per 19 operai della newco di Pomigliano d’Arco in risposta alla sentenza che obbliga l'azienda ad assumere altrettanti cassintegrati del vecchio stabilimento iscritti al sindacato dei metalmeccanici Cgil. Una mossa che non è piaciuta al ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera. Poco dopo, una nota della collega del Lavoro, Elsa Fornero, che ha invitato la Fiat a soprassedere all’avvio della procedura di messa in mobilità del personale. Ancora più dura Rosy Bindi, presidente dell'assemblea Pd: "Quello che avviene a Pomigliano è terribile. La Fiat ha messo in atto una vera strategia di rappresaglia sindacale: operai assunti per legge contro operai licenziati. È una prova di arroganza da padrone delle ferriere, non di capacità di innovare, di crescere, di affrontare le sfide di questo tempo". Di certo la tensione è altissima e anche i sindacati firmatari degli accordi Fiat, ribadiscono: "Non firmeremo intese sui licenziamenti".


DON GAMBARDELLA: "C'E' DOLORE E RABBIA" - L'accusa del prete di Pomigliano d'Arco, sacerdote del centro storico della cittadina vesuviana, non tarda ad arrivare come spiega Ottavio Lucarelli su la Repubblica. "C'è dolore e disappunto per l'atteggiamento di una fabbrica che dovrebbe essere l'orgoglio della nostra Italia e che invece disprezza i nostri concittadini, i nostri lavoratori. Per il territorio questa vicenda è fortemente traumatica e nei prossimi giorni ci sarà certamente una forte mobilitazione. Una brutta situazione, foriera solo di conflittualità e tensioni. Ho parlato con gli operai della Fiom e di altri sindacati. Uomini e donne. C'è un sentimento comune contro questa scelta di Marchionne. Nella base c'è una forte solidarietà operaia. Questa vicenda ha risvegliato Pomigliano da un lungo torpore e adesso non si parla d'altro".

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