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Lunedì, 29 Novembre 2021
Cronaca

Pnrr di questione meridionale si può anche morire

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di NapoliToday

Della questione meridionale si può anche morire,considerato che se ne parla da 150 anni Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza approvato in Consiglio dei Ministri assegna alle regioni dell'Italia meridionale una quota imponente di fondi. Nel Mezzogiorno si corre il rischio di perdere le ultime potenziali risorse per la crescita e l’avanzamento. Al mezzogiorno del Paese, infatti, sarebbe spettato il 68%, circa 140 miliardi invece, il governo Draghi, sotto la spinta di una componente fortemente settentrionale, rivede i criteri assegnando al Mezzogiorno solo il 40% dei 209 miliardi del Recovery.Sono circa 80 miliardi: 60 in meno, dunque. Ci troviamo ancora una volta di fronte ad una beffa di portata storica, drammaticamente coerente con il pessimo modo di essere “unitario” del nostro Paese,Come dimenticare i soldi del Piano Marshall inviati dagli Stati Uniti per ricostruire l'Italia dopo la seconda guerra mondiale e destinati soprattutto al Sud. Soldi rubati e trasferiti al Nord. Con questo Governo definito di salvezza nazionale la questione meridionale - sempre trascurata- con la scusa dell’esiguità delle risorse farà il tagliando: forse l’ennesimo o forse l’ultimo. O si avvia a soluzione o passerà alla storia come questione permanente, irrisolvibile. Il premier Draghi ha dedicato solo 11 righe al Sud, nel discorso d’insediamento in Parlamento, e ha usato parole misurate e prudenti. Tuttavia, se ha un senso il riferimento fatto allo spirito del dopoguerra, è giusto attendersi, per il Sud,un impegno straordinario. Dobbiamo accorciare l’abisso che negli anni si è formato tra il Nord e il Sud, soprattutto a livello infrastrutturale. La storia del Sud non può sempre materializzarsi inevitabilmente, come la storia di generazioni obbligate a partire, cervelli in fuga, ieri come oggi: operai, insegnanti, professionisti che subiscono una condizione permanente di spaesamento. Il Sud non vuole, e non può più, essere una zavorra. Se vogliamo recuperare il Mezzogiorno, a Roma devono convincersi che la questione è nazionale

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