rotate-mobile
Mercoledì, 21 Febbraio 2024
L'inchiesta

Pietre utilizzate per nascondere 600 chili di cocaina: il metodo dei narcos

I dettagli emersi nell'inchiesta sulle ditte di trasporti che aiutavano Raffaele Imperiale

Per evitare che il carico di droga potesse essere intercettato, il gruppo di narcotrafficanti per conto della camorra che faceva capo a Raffaele Imperiale, narcotrafficante a lungo latitante a Dubai e da poco arrestato ed estradato, usava un sistema nuovo: uno strato di pietre, registrate nella documentazione di viaggio. Le pietre venivano adagiate sul carico di cocaina e impedivano che la droga venisse individuata dai rilevatori a infrarossi utilizzati nei porti per scannerizzare i container. A usare lo stratagemma, l'imprenditore del settore trasporti Giovanni Fontana, a cui oggi, insieme al fratello Michele, sono stati sequestrati beni per oltre 54 milioni di euro.

Proprio le pietre hanno coperto ben 600 chilogrammi di cociana, in Australia, che dovevano essere 'movimentate' per conto del narcotrafficante internazionale Raffaele Imperiale. Fontana era andato personalmente a prendere il camion arrivato a Villa Literno dall'Olanda con 400 chili di cocaina, cui ne aveva aggiunti altri 200 chili che aveva nascosto in uno dei suoi depositi. L'operazione di trasferimento in Australia non andò poi a buon fine, ma Imperiale pagò lo stesso 500mila euro a Fontana.

Secondo quanto emerso dall'attività investigativa coordinata dalla Dda, riportata nel decreto di sequestro emesso dalla quarta sezione del tribunale di Santa Maria capua Vetere che l'AGI ha visionato, Fontana ha trasferito ingenti carichi di stupefacenti, anche per complessive sette tonnellate di cocaina, dal 2008 fino a oggi, fatta eccezione per un intervallo di 6-7 anni che va dal 2010 al 2017. Per queste spedizioni Imperiale avrebbe pagato oltre 7 milioni di euro a Fontana. Non solo la droga da Dubai, ma anche dal Brasile e dall'Olanda.

Carichi di droga arrivati tra il 2009 e il 2010 e tra il 2017 e il 2012. A indicare il ruolo di Fontana è anche lo stesso Imperiale che ha confermato il contenuto delle conversazioni criptate e decodificate dagli inquirenti francesi, nelle quali Fontana era indicato come il "cafone". Imperiale ha raccontato che c'era l'esigenza di concludere affari con autotrasportatori efficienti e fidati e di aver deciso di contattare Fontana attraverso Daniele Ursini. 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Pietre utilizzate per nascondere 600 chili di cocaina: il metodo dei narcos

NapoliToday è in caricamento