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Campi Flegrei

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Al via la perforazione del supervulcano dei Campi Flegrei

Giuseppe De Natale, coordinatore del progetto: "L'obiettivo è monitorare per mitigare il rischio". Il primo step é arrivato già a 200 metri di profondità. Fra due anni un secondo pozzo

È iniziata la perforazione dei Campi Flegrei che permetterà per la prima volta di osservare dall'interno un supervulcano. Esistono solo una decina di vulcani come questi nel mondo, strutture capaci di eruzioni molto violente ma per fortuna molto rare. La perforazione é arrivata già a 200 metri di profondità ed è frutto di un progetto internazionale 'Campi Flegrei Deep Drilling Project'' a guida italiana con l'Istituto Nazionale di Geologia e Vulcanologia (Ingv).

Come ha spiegato il coordinatore del progetto Giuseppe De Natale dell'Osservatorio Vesuviano dell'Ingv: "L'obiettivo è monitorare e studiare questo vulcano per mitigare il rischio. Si tratta di conoscere a fondo come è fatto e come funziona un supervulcano e la perforazione permetterà di compiere un 'viaggio' nel passato del supervulcano di Campi Flegrei. La perforazione era prevista inizialmente nel 2010, ma allora lo stop da parte del Comune aveva bloccato il progetto. Il via libera da parte della nuova amministrazione comunale è arrivato pochi mesi fa".

Il progetto viene realizzato dal programma internazionale 'Campi Flegrei Deep Drilling Project' ed è finanziato dal Consorzio internazionale per le perforazioni profonde continentali. In questo momento i ricercatori stanno realizzando il primo pozzo previsto dal progetto che sarà profondo 500 metri e avrà un costo di circa 500.000 euro. "Siamo arrivati a toccare il tufo giallo espulso dall'eruzione di 15.000 anni fa e che pensiamo abbia uno spessore di circa 100 metri".


Le previsioni per il futuro: fra circa due anni si prevede di realizzare un secondo pozzo profondo 3.500 metri. Non è la prima volta che si perfora il supervulcano di Campi Flegrei. "Negli anni '70 e '80, in pieno bradisismo, ci furono perforazioni da parte di Enel e Agip anche piuttosto profonde per scopi geotermici. Si arrivò a 3.050 metri di profondità, ma le risorse trovate non erano sfruttabili con i criteri di allora perché si prevedevano centrali troppo grandi e inoltre l'Italia in quel momento era concentrata sul nucleare. La maggior parte delle conoscenze che abbiamo sul vulcano di Campi Flegrei si devono a quei pozzi, che però avevano uno scopo diverso, ha aggiunto De Natale, è la prima volta invece che si fa una perforazione per scopi scientifici, "per creare un osservatorio in profondità che studi il vulcano". (Ansa)

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