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Domenica, 2 Ottobre 2022
Cronaca

Piscine abusive e contaminate da batteri fecali, chiusi 10 parchi acquatici: tre sequestri anche a Napoli

Blitz in tutta Italia dei Nas

Acqua contaminata da batteri fecali, strutture abusive, sono ben dieci i parchi acquatici che sono stati chiusi in seguito ad un blitz dei carabinieri dei Nas. Ispezionate 288 strutture in tutta Italia. Fra queste, 83 sono risultate irregolari (pari al 28%), che hanno portato alla contestazione di 108 sanzioni penali ed amministrative per oltre 40 mila euro. Tra le strutture chiuse, in 4 episodi nelle province di Messina, Viterbo e Latina, i controlli hanno accertato la inidoneità delle acque utilizzate negli impianti natatori e di divertimento, rilevando anche elevati contenuti di coliformi fecali e cariche batteriche, tali da rendere l’acqua pericolosa per la salute umana. Chiuse altre 3 piscine totalmente abusive nelle province di Napoli, Reggio Calabria e Bari e altre 3 strutture per rilevanti carenze strutturali ed autorizzative, come riporta Today.it.

Le violazioni, inoltre, hanno riguardato situazioni di inosservanza alla normativa di sicurezza dei luoghi di lavoro e di prevenzione ai rischi di utilizzo delle strutture da parte degli utenti, incluse le misure di contenimento alla diffusione epidemica del Coviv-19, come l’assenza di cartellonistica informativa per gli avventori e la mancanza delle periodiche pulizie e sanificazioni. Presso i punti ristoro interni alle strutture, sono stati sequestrati oltre 250 kg di alimenti, destinati alla somministrazione alla clientela, risultati scaduti di validità e privi di tracciabilità, nonché rilevate carenze igieniche e strutturali degli ambienti di preparazione dei pasti, spesso rimediati in spazi ristretti, privi dei minimi requisiti per garantire condizioni ottimali di funzionamento e di manutenzione.

L'intervento del locale Nas a Napoli ha consentito di individuare, nell'area della città metropolitana di Napoli, una piscina adibita ad attività ricreativa acquatica risultata completamente abusiva. Il gestore, sebbene non avesse mai comunicato l'avvio del funzionamento della stessa, permetteva l'ingresso di utenti esterni richiedendone il pagamento per l'accesso.

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