Papa Francesco a Napoli, il discorso del Pontefice: "Musulmani partner per un futuro di pace"

"Siamo chiamati a dialogare per costruire il futuro ed una convivenza pacifica, anche quando si verificano episodi sconvolgenti ad opera di gruppi fanatici”, spiega nel suo intervento Papa Bergoglio

Papa Francesco a Napoli (Foto Cesareo-NapoliToday)

Papa Francesco è atterrato in elicottero alle 8,35 al Parco Virgiliano. Dopo l'atterraggio, Bergoglio a bordo di un'utilitaria ha percorso viale Virgilio, via Pascoli e via Petrarca, fino alla Casa dei Gesuiti. Durante il tragitto ha salutato sorridente dall'auto i fedeli presenti dietro le transenne sul percorso. All'arrivo è stato accolto dal Cardinale Crescenzio Sepe, dal Superiore provinciale dei Gesuiti e dal Preside della Facoltà Teologica, da Carmela Pagano, Prefetto di Napoli, Vincenzo De Luca, Presidente della Regione e Luigi de Magistris, sindaco di Napoli. Al termine, il Pontefice ripartirà per far ritorno a Città del Vaticano. 

L'intervento del Papa | VIDEO

Le interviste ai fedeli e a de Magistris: "Investitura per Napoli"

Discorso del Pontefice

Papa Francesco è tornato a Napoli, dopo quattro anni, per partecipare al convegno “La Teologia dopo Veritatis Gaudium (Costituzione Apostolica pubblicata nel gennaio 2018, ndr.) nel contesto del Mediterraneo” organizzato dalla Pontificia Facoltà dell’Italia Meridionale – sezione San Luigi. Il convegno, il cui programma ha interessato anche la giornata di ieri, rientra in una serie di inziative atte ad elaborare una teologia capace di aprirsi ai segni dei tempi, in particolare all’interculturalità generata dalle migrazioni.

L’invito a tale “apertura” è rivolto soprattutto ai teologi di domani (non solo consacrati, ma anche laici), agli studenti delle facoltà ecclesiastiche e istituti collegati che vedono nella “Veritatis Gaudium” la riproposizione (ma anche l’aggiornamento) delle disposizioni contenute nel documento “Sapientia Christiana” del 1979, frutto dei lavori del Concilio Vaticano II. Per Francesco, come spiega nel documento, si deve “imprimere agli studi ecclesiastici quel rinnovamento sapiente e coraggioso che è richiesto dalla trasformazione missionaria di una Chiesa in uscita” che non può non guardare, ad esempio, alla sorte di profughi e rifugiati.

In tal senso, a termine dell’intervento del Papa nella struttura universitaria di via Petrarca, è stato presentato anche il documento sulla “Fratellanza Umana”, firmato ad Abu Dhabi lo scorso 4 febbraio da Francesco e dal Grande Imam di al-Azhar Ahmad al-Tayyb, ma è stato anche letto un messaggio del Patriarca Bartolomeo I. Nel suo intervento, il Papa ha esordito spiegando “che la teologia, in tale contesto, è chiamata ad essere una teologia dell’accoglienza e a sviluppare un dialogo autentico e sincero con le istituzioni sociali e civili… con i leader religiosi e con tutte le donne e uomini di buona volontà, per la costruzione nella pace di una società inclusiva e fraterna e per la custodia del creato”.

IL SALUTO DEL PAPA AI NAPOLETANI E UNA PROMESSA|VIDEO

C’è un atteggiamento da evitare, avverte Francesco, nel rapporto con gli altri, che può essere come la “peste”: “Attenti alla sindrome di babele che non è solo, come pensiamo, la confusione di non capire l’altro cosa dice, ma è soprattutto non ascoltare l’altro, essere convinti di sapere l’altro cosa ci vuole dire”.

“Il dialogo – ha continuato Francesco – non è una formula magica”, ma gli studenti di teologia (così come tutti gli uomini) “dovrebbero essere educati al dialogo”, soprattutto con le altre fedi come l’Ebraismo e l’Islam, con il quale c’è in comune il patriarca Abramo. Questo per “comprendere le radici comuni e le differenze delle identità religiose” ed edificare “una società che apprezza le diversità”. “Con i musulmani – spiega il Papa – siamo chiamati a dialogare per costruire il futuro… siamo chiamati a considerarli partner per costruire una convivenza pacifica, anche quando si verificano episodi sconvolgenti ad opera di gruppi fanatici”.

Francesco sostiene che non è possibile non considerare il Mediterraneo del terzo millennio come ponte tra l’Europa, l’Africa e l’Asia: lo stesso Mediterraneo che “in assenza di pace” diventa uno spazio dove si registrano solo numerosi squilibri “regionali e mondiali”. Non c’è accoglienza, però, senza ascolto. Il Vescovo di Roma non parla di un ascolto qualsiasi, ma di un ascolto “consapevole” capace di aprirsi “alla storia, ai popoli che si affacciano sul Mediterraneo… e poterne cogliere le ferite”. Perché? Perché il Mediterraneo “è proprio il mare del meticciato, un mare geograficamente chiuso agli oceani, ma culturalmente sempre aperto all’incontro, al dialogo e alla reciproca inculturazione”. “Non si perde niente nel dialogare – sentenzia – ma solo nel monologo si perde”.

Dopo la diffusione della Veritatis Gaudium, dice quasi in conclusione Francesco (che arricchisce il suo discorso di citazioni bibliche), deve essere promossa una “teologia in rete, in solidarietà con tutti i naufraghi della storia”: una rete “evangelica”, in comunione con gli insegnamenti di Gesù e l’azione dello Spirito Santo che è “Spirito di pace”. La Chiesa e la società civile, secondo Francesco, vanno aiutate “a riprendere la strada in compagnia di tanti naufraghi, incoraggiando le popolazioni del Mediterraneo a rifiutare ogni tentazione di riconquista e di chiusura identitaria”.

C’è bisogno, chiude il Papa, di sintonizzarsi sull’agire che ha caratterizzato il Cristo Risorto, andando per “il mondo e raggiungere le periferie, anche quelle del pensiero”. Bisogna “favorire sempre nuovamente l’incontro delle culture”, partendo dal Vangelo della misericordia che nasce “in mezzo agli essere umani concreti”.

Poi un pensiero per Napoli che Francesco definisce una città “dove non ci sono solo episodi di violenza, ma che conserva tante tradizioni e tanti esempi di santità”, come il medico santo Giuseppe Moscati (figura alla quale i gesuiti di Napoli sono molto legati), il parroco ucciso dalla camorra Giuseppe Diana e il beato Giustino Russolillo.

Il tema dell’immigrazione è molto dibattuto nel nostro Paese e Napoli tende a porsi come modello di accoglienza. Simbolo di ciò è anche il palco allestito per l’incontro con il Papa: una struttura bianca di circa 30 metri installata nel piazzale dell'ateneo. Il palco è stato pensato come una "scatola senza fondo" che da lontano incornicia il mare, come una porta aperta sul Mediterraneo. Una porta sul cui ciglio oggi c’è stato un grande ospite che ha consegnato ai presenti parole di fratellanza.

Il Papa non tornerà a casa a mani vuote. Infatti, diversi sono stati i doni che la struttura universitaria ha preparato per lui: un medaglione in bronzo dalla PFTIM - San Luigi – Napoli; un pannello della mostra fotografica permanente "Sguardi sul Mediterraneo. Fotografie di Paolo Iommelli"; volumi finora pubblicati della collana #Sponde; il volume "Scintille, incontri con i protagonisti dell'arte", Il pozzo di Giacobbe; il volume "Disabilità come luogo di dialogo islamico-cristiano"; un bozzetto in gesso dell'opera in fusione d'alluminio "L'Ottava misericordia"; un'incisione su conchiglia in onore di San Vincenzo Romano, in ringraziamento della sua recente canonizzazione da parte di papa Francesco; il volume "Dimmi che mangi e ti dirò in chi credi. Ricette e ricettari dell'Ebraismo,Cristianesimo e Islam"; un tondo in bronzo raffigurante il Papa e San Luigi; un offerta per la carità del Papa, dono della Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale.

Francesco sostiene che non è possibile non considerare il Mediterraneo del terzo millennio come ponte tra l’Europa, l’Africa e l’Asia: lo stesso Mediterraneo che “in assenza di pace” diventa uno spazio dove sono stati prodotti numerosi squilibri “regionali e mondiali”. Non c’è accoglienza, però, senza ascolto. Il Vescovo di Roma non parla di un ascolto qualsiasi, ma di un ascolto “consapevole” capace di aprirsi “alla storia, ai popoli che si affacciano sul Mediterraneo… e poterne cogliere le ferite”. Perchè? Perchè il Mediterraneo “è proprio il mare del meticciato, un mare geograficamente chiuso agli oceani, ma culturalmente sempre aperto all’incontro, al dialogo e alla reciproca inculturazione”.

Dopo la diffusione della Veritatis Gaudium, dice quasi in conclusione Francesco (che arricchisce il suo discorso di citazioni bibliche), deve essere promossa una “teologia in rete, in solidarietà con tutti i naufraghi della storia”: una rete “evangelica”, in particolare, in comunione con gli insegnamenti di Gesù e l’azione dello Spirito Santo che è “Spirito di pace”. C’è bisogno, chiude il Papa, di sintonizzarsi sull’agire che ha caratterizzato il Cristo Risorto, andando per “il mondo e raggiungere le periferie, anche quelle del pensiero”. Bisogna “favorire sempre nuovamente l’incontro delle culture”, partendo dal Vangelo della misericordia che nasce “in mezzo agli essere umani concreti”.

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(Video di Giuseppe Cesareo)

Poi un pensiero per Napoli che Francesco definisce una città “dove non ci sono solo episodi di violenza, ma che conserva tante tradizioni e tanti esempi di santità”, come il medico santo Giuseppe Moscati (figura alla quale i gesuiti di Napoli sono molto legati).

LA CADUTA DEL CARDINALE SEPE/VIDEO

Il tema dell’immigrazione è molto dibattuto nel nostro Paese e Napoli tende a porsi come modello di accoglienza. Simbolo di ciò è il palco allestito per l’incontro con il Papa: una struttura bianca di circa 30 metri installata nel piazzale dell'ateneo. Il palco è stato pensato come una "scatola senza fondo" che da lontano incornicia il mare, come una porta aperta sul Mediterraneo. Una porta sul cui ciglio oggi c’è stato un grande ospite che ha consegnato ai presenti parole di fratellanza.

DE MAGISTRIS: "IL PAPA SUI MIGRANTI LA PENSA COME NOI"

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(Video di Massimo Romano/NapoliToday)

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