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reste Pipolo

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"Oreste Pipolo generoso con i collaboratori: bastava guardarlo per imparare"

NapoliToday ha intervistato Fabio Barbato, uno dei più validi collaboratori del "Maestro delle fotografie da cerimonia"

Con la scomparsa di Oreste Pipolo, Napoli dice addio al papà dei fotografi da cerimonia. A raccontarci ricordi e aneddoti, dopo la figlia Miriam, anche Fabio Barbato, uno dei più validi collaboratori del "Maestro".

La domanda forse più scontata: come hai fatto a diventare un collaboratore di Pipolo?
Prima di incontrare il maestro già lavoravo con altri fotografi. Venni a sapere che cercava collaboratori e mi proposi. Andai con lui per un servizio fotografico di prova e gli piacqui.

Qual è l'insegnamento che ti ha dato e in cosa era diverso dagli altri?
Gli altri fotografi non mostrano ai propri collaboratori come lavorano con la macchina fotografica ma nascondono tutto, diaframma, velocità, angolo. Lui no, mi diceva 'Guarda come lavoro, così apprendi tutto in fretta e mi aiuti". Era molto generoso, bastava guardarlo per imparare. Quando faceva gli workshop sulla fotografia diceva "Non scattate le foto ma fate un video per riprendere come lavoro".

Il vostro rapporto dal punto di vista umano?
Era ottimo, voleva sempre che stessi con lui, anche nella pausa mangiavamo assieme, a lui faceva piacere.

E con le coppie di sposi?
Era sempre gentile, proponeva di andare a mangiare pizze assieme o quando venivano in studio persone da fuori Napoli, faceva trovare prodotti tipici della città, come Babà e altri simboli partenopei.

Ora con il vuoto della sua assenza, come avete intenzione di portare avanti lo studio fotografico?
Siamo all'altezza di portarlo avanti grazie al lavoro delle figlie del maestro. Sono stato fortunato perché mi ha insegnato tutto e qui mi sento come in famiglia per il rapporto che si è creato. Non c'è il rapporto dipendente titolare, mi trattano benissimo.

Un ricordo o un aneddoto particolare?
Ci trovammo di sera in un ristorante che aveva una chiesa sconsacrata, andammo a fare delle foto, c'erano punti luce troppo forte e lui mise il dito davanti all'obiettivo per bilanciare e coprire la luce. Geniale.

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