L'ordine dei Medici: “Troppo tempo per i tamponi. Ripartire dalla diagnostica territoriale”

L'accusa del presidente Silvestro Scotti. Comunicato congiunto con l'assessore Menna

“Dalla scorsa settimana è cambiata la modalità per fare la richiesta da parte dei medici di famiglia per ottenere i tamponi. Adesso devono farla tramite la piattaforma ed attendere. Ci stanno arrivando da parte dei medici di famiglia moltissime testimonianze delle loro difficoltà e soprattutto delle loro preoccupazioni”. Lo afferma l’assessora alla salute Francesca Menna. “I tempi per ottenere che venga effettuato un tampone è lungo rispetto anche alla possibilità di aggravamento del paziente. Questa malattia, infatti, è subdola e può rapidamente cambiare scenario non fermandosi solamente alla febbre e tosse ma degenerare in serie difficoltà respiratorie che comportano un aggravarsi della prognosi ed un aumento delle responsabilità dei medici che hanno preso in carico il paziente” prosegue la Menna.

“Questo scenario va segnalato assolutamente per accendere l’attenzione su questa ennesima criticità. Ci stiamo confrontando anche con il presidente dell’Ordine dei medici anche per ribadire ancora una volta la nostra vicinanza ai medici di base e la nostra assoluta ferma convinzione che la medicina territoriale vada rafforzata e valorizzata” conclude Menna.

“Continuare a non comprendere che l’azione di terapia e di isolamento dei sospetti e di quarantena dei conviventi non possa più essere sottoposta ai tempi della diagnostica per tampone -afferma il presidente dell'Ordine dei Medici Silvestro Scotti - è la scelta che non ci permetterà mai di uscire dalla fase uno, senza i rischi di ripresa dell’epidemia;  siamo di fronte ad un bivio o tamponi per tutti e in tempi rapidissimi che permettono di isolare e curare meglio e subito i malati a domicilio o in ospedali Covid dove le condizioni di affollamento e logistica abitativa non permettano l’isolamento domiciliare, oppure passare ad una valorizzazione della medicina territoriale che agisca già sul sospetto anche senza il tampone sia per attivare da subito le corrette terapie sia per i conseguenti aspetti contumaciali per i pazienti e i loro conviventi”.

“Pensare che la sola tecnologia informatica, continua il Presidente, in presenza di scarsità di reagenti per i tamponi e di laboratori certificati per la loro diagnostica bastino è solo rimandare il problema,  se non mettiamo insieme a queste possibilità la capacità di cura di una medicina di famiglia che conosce i pazienti, le loro famiglie, lo stato socioculturale etc. Insiemi informativi che rispetto ai rischi di allargamento della epidemia valgono molto di più degli algoritmi e delle piattaforme a mero uso epidemiologico” conclude il presidente Scotti.

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