rotate-mobile
Cronaca

Appello omicidio Romanò, il "pentito" e il summit decisivo: "Marco Di Lauro? Non ricordo se c'era"

È stato comunque confermato che il quarto figlio di "Ciruzzo 'o milionario" fosse al tempo il reggente del clan

"Non ricordo fosse presente Marco Di Lauro". Antonio Capasso, collaboratore di giustizia, per cinque volte ha oggi ribadito al sostituto procuratore generale di Napoli Maria Di Addeo che non ricordava il quarto figlio di Paolo Di Lauro fosse presente al summit organizzato dopo l'arresto di Cosimo, il più grande degli "eredi". Un incontro cruciale quello, durante il quale si decise che la strategia del terrore avviata dall'arrestato andava portata avanti.

Il processo in corso è quello d'appello sull'omicidio di Attilio Romanò, vittima innocente di camorra, scambiato per il nipote del boss Rosario Pariante ed ucciso nel suo negozio il 24 gennaio 2005. In aula oltre a Capasso c'era anche un altro collaboratore di giustizia, Antonio Prestieri.

Per la morte di Romanò Marco Di Lauro è stato condannato in primo grado a un ergastolo, poi revocato dalla Corte di Cassazione che per due volte ha annullato la sentenza d'appello, basandosi proprio sulle incongruenze nelle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia.

Capasso ha comunque confermato che la reggenza del clan fosse finito nelle mani di Marco, sebbene coadiuvato da altri come il defunto Giuseppe Pica.

Al tempo, il clan Di Lauro era in guerra con gli Scissionisti per la supremazia camorristica nei quartieri di Scampia e Secondigliano.

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Appello omicidio Romanò, il "pentito" e il summit decisivo: "Marco Di Lauro? Non ricordo se c'era"

NapoliToday è in caricamento