Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Omicidio Perinelli, 17 anni per l'assassino. La madre di Lello: "Un'ingiustizia"

 

"Mi vergogno di essere italiana. Questa sentenza non rende giustizia a mio figlio che è stato ucciso per una banale lite". Le parole, pronunciate cn una voce flebile, sono di Lina Porzio, madre di Raffaele Perinelli, il giovane di 21 anni ucciso con una pugnalata al cuore lo scorso 8 settembre. Lina commenta con dolore la sentenza di primo grado: 17 anni di pena a Alfredo Galasso, 31 anni, reo confesso dell'omicidio. 

Una sentenza che delude i familiari di Lello e lascia una ferita profonda. Il pm aveva chiesto 30 anni, aggiungendo all'omicidio volontario l'aggravante dei motivi futuli e abietti. Un'aggravante che il giudice ha cancellato nella sentenza. La storia è, ormai, nota. Raffale e Alfredo frsono di Scampia e frequentano lo stesso gruppo di amici. All'esterno di una discoteca i due battibeccano, forse per gelosie passate. Galasso usa qualche parola forte e suscita la reazione di Lello. Ne nasce una lite, prima verbale poi fisica. Il 31enne ha la peggio ma senza subire conseguenze.

Da quel giorno, Alfredo Galasso cammina con un coltello dalla lama lunga. Un coltello da cucina, assicura lui, anche se l'arma non è mai stata ritrovata. Otto giorni dopo la lite, Galasso aspetta Perinelli in una strada di Scampia, lo insulta di nuovo e quando il giovane prova a reagire lo pugnala al petto. 

La famiglia della vittima ha, da subito, puntato sulla premeditazione, l'aggravante più forte in un omicidio volontario. Eppure, il pm l'ha esclusa e ha optato per i futili motivi, poi ignorati dal giudice. "Mi vergogno di essere italiana - ha ripetuto Lina Porzio - mi sono esposta per far conoscere la vera storia di mio figlio, un ragazzo che aveva scelto la strada del lavoro. Non è servito a nulla". 

Ma Lina non ce la fa a parlare e così è il legale della famiglia, Enrico Di Finizio, a spiegare che cosa è accaduto: "Siamo convinti che a giocare un ruolo fondamentale nel non accoglimento della premeditazione e dei futili motivi siano stati i messaggi che Lello si è scambiato con un amico di Galasso, in cui diceva che avrebbe voluto picchiarlo a mani nude. Il Giudice, probabilmente, deve aver creduto che l'assassino si sia armato per paura. Ma la verità è che quei messaggi sono stati mandati due ore dopo la lite, a caldo, quando chiunque avrebbe risposto in modo bellicoso. Infatti, nei giorni successivi, Lello era tornato alla sua vita normale, mentre Galasso lo ha aspettato per ucciderlo". 

Le motivazioni arriveranno entro 15 giorni circa. La famiglia si è chiusa nel dolore: "Siamo molto delusi - prosegue l'avvocato - Questa è una famiglia che pur non navigando nell'oro ha sempre scelto la strada della legalità. La vita di un ragazzo non può valere solo 17 anni di pena. Ora leggeremo le motivazioni e, poi, cercheremo di convincere il pm a ricorrere in appello". 

Potrebbe Interessarti

Torna su
NapoliToday è in caricamento