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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
La sentenza / Torre annunziata

Omicidio della “mamma coraggio” Matilde Sorrentino: ergastolo per Tamarisco

Condannato il mandante del delitto. La vittima aveva denunciato le violenze sessuali subite dal figlio a opera di una rete di pedofili

La prima sezione della Corte di Assise di Napoli, presidente Antonio Palumbo, giudice a latere Giuseppe Sassone, ha emesso sentenza di condanna all'ergastolo con isolamento diurno nei confronti di Francesco Tamarisco, già capo dell'omonima organizzazione criminale dedita al traffico di sostanze stupefacenti, riconosciuto colpevole, quale mandante, dell'omicidio di Matilde Sorrentino. La Corte di Assise ha accolto le richieste del Pubblico Ministero di udienza, rappresentato da Pierpaolo Filippelli, Procuratore Aggiunto di Napoli e già Procuratore Aggiunto di Torre Annunziata, applicato al processo e che aveva coordinato le relative indagini della procura antimafia. Il dibattimento, iniziato il 20 febbraio 2019, si è protratto per 43 udienze, nel corso delle quali sono stati sentiti 11 collaboratori di giustizia, nonché molteplici testi.

L'esecutore materiale dell'omicidio, Alfredo Gallo, sempre protestatosi innocente, era già stato condannato all'ergastolo il 24 maggio 2005 dalla Corte di Assise di Napoli con sentenza definitiva. Il Gallo venne condannato grazie alla testimonianza del figlio di Matilde Sorrentino che lo aveva riconosciuto al momento di darsi alla fuga. Matilde Sorrentino fu uccisa a Torre Annunziata il 26 marzo.2004 per aver denunciato gli abusi sessuali commessi da una rete di pedofili ai danni di alcuni minori, tra cui suo figlio. L'omicidio di Matilde Sorrentino, alla luce delle complessive emergenze probatorie, ha rappresentato il tragico epilogo di una delle più squallide e gravi vicende criminali verificatesi sul territorio di Torre Annunziata, relativa ai sistematici abusi sessuali commessi ai danni di diversi bambini ad opera di una organizzazione di pedofili attiva fino al marzo/aprile 1996, nel cosi detto quartieri dei "Poverelli" della città oplontina.

L'assoluta gravità della vicenda é palesata, tra l'altro, dalla circostanza che l'organizzazione provvedeva, attraverso alcune donne, a stordire i bambini con droghe e sostanze alcoliche, per poi abusare degli stessi. I bambini, di età compresa tra i 6 e i 7 anni, all'atto di essere violentati, venivano fotografati e video ripresi e le relative immagini venivano immesse nel circuito della pedopornografia. Le violenze si materializzavano all'interno di case private o della scuola elementare del III circolo didattico di Torre Annunziata. In taluni casi i minori venivano minacciati con siringhe usate o con coltelli, oppure legati con catene e picchiati. Il velo su questo vero e proprio "quadro degli orrori" era stato finalmente squarciato dalla coraggiosa denuncia di tre madri, i cui figli erano caduti nella rete dei pedofili. Tra le denuncianti un ruolo da protagonista venne assunto proprio da Matilde Sorrentino, le cui dichiarazioni eran o state assunte sia nella fase delle indagini preliminari, sia in drammatiche udienze celebratesi dinanzi al Tribunale di Torre Annunziata. L'omicidio della Sorrentino ha dunque rappresentato la feroce ritorsione ai danni di una donna, che con il proprio coraggio aveva consentito di disvelare una turpe sequenza di violenze ai danni di bambini indifesi e di assicurare alla giustizia i relativi responsabili. 

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