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Omicidio agli chalet, è il giorno del riesame. La famiglia di Pio: "Vogliamo giustizia"

Presidio silenzioso dei parenti del ragazzo ucciso la notte del 30 marzo da un proiettile vagante: "Non si può vivere in questa modo, ci vuole un segnale della magistratura"

Sono rimasti in silenzio, con compostezza. La stessa compostezza che hanno mostrato nei tredici giorni precedenti, nonostante il dolore. I familiari di Francesco Pio Maimone, il giovane di neanche 19 anni ucciso a Mergellina da un proiettile vagante, chiedono giustizia. Lo ribadiscono, con un presidio davanti al Tribunale di Napoli, nel giorno del riesame per la convalida dell'arresto del presunto assassino, Francesco Pio Valda, 20 anni, fortemente indiziato per omicidio aggravato

La mamma di Pio è ancora troppo scossa, non vuole parlare. A fare le veci della famiglia è zio Luigi, il fratello del padre della vittima. "Ringraziamo le forze di polizia, i carabinieri, la magistratura per il supporto che ci stanno dando. Dobbiamo dire basta, un ragazzo non può morire mentre mangia un gelato dopo il lavoro. Ci sono arrivati i messaggi da tutta Napoli, le persone hanno capito che siamo per bene, lavoratori". 

Tra i familiari c'è anche Gabriella Romano, la madre di Carlo, l'amico di Francesco Pio che era con lui quando è stato colpito. Carlo è colui che ha rilasciato una testimonianza fondamentale per ricostruire che cosa è accaduto in quella folle notte: "Sono molto orgogliosa di mio figlio, ora lui è sconvolto, ha perso il sorriso. In questa città non si può vivere, i nostri ragazzi avrebbero il diritto di camminare per strada senza avere paura e, invece, non è così". 

Fin dalle prime ore dopo la tragedia, la consigliera comunale Alessandra Clemente è accanto ai parenti di Pio. La Clemente è figlia di Silvia Ruotolo, anch'ella vittima innocente della camorra: "Genny Cesarano, Ciro Colonna, Luigi Galletta sono solo le ultime vittime innocenti. Poi c'è la piccola Noemi, ferita in piazza Nazionale, che fortunatamente si è salvata. A Napoli operano oltre 150 clan. Dobbiamo spezzare questo modus operandi attraverso anagrafe del rischio e adozione sociale. Mi piacerebbe che forze di polizia e operatori della giustizia avessero tutti gli strumenti per operare. Sono rimasta colpita da questa famiglia, perché rappresentano la Napoli che vogliamo. Vengono da un quartiere popolare, dove è facile scegliere l'illegalità. Invece, hanno scelto il lavoro e meritano il nostro sostegno". 

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