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Omicidio agli chalet: "Lite tra bande di quartieri diversi. Francesco Pio colpito per sbaglio"

La Squadra mobile di Napoli ha fermato il presunto assassino. Si tratta di un giovane di 20 anni, vicino al clan Cuccaro-Aprea. Avrebbe sparato tra la folla dopo uno scontro per futili motivi

Francesco Pio e Francesco Pio. Vittima e presunto assassino hanno lo stesso nome di battesimo. Destini diversi, entrambi tragici. Il primo Francesco Pio, che di cognome fa Maimone, aveva 19 anni e nella notte tra domenica e lunedì era agli chalet di Mergellina a mangiare noccioline e chiacchierare con i suoi amici. 

Non aveva idea che a pochi metri da lui, due gruppi di balordi stavano iniziando una lite, nata per una scarpa sporcata, proseguita per rivalità criminali. Con quella rissa lui non c'entrava nulla. In quel parapiglia c'era il secondo Francesco Pio, che di cognome fa Valda. Ha 20 anni e fa parte di una famiglia nota alle forze dell'ordine, vicine al clan Cuccaro-Aprea di Barra. Il papà ucciso in un agguato, il fratello in prigione. E' stato lui a esplodere i colpi di pistola, prima in aria poi, forse, in mezzo alla folla. Nessuno di questi proiettili era indirizzato a Maimone, finito nel mezzo di una traiettoria accidentale. 

La Squadra mobile di Napoli ha fermato Valda e attende la convalida del giudice. La ricostruzione della polizia accresce a dismisura il rammarico per una morte senza senso: "Abbiamo modo di credere che la vittima non si sia accorta di nulla - spiega il capo della mobile, Alfredo Fabbrocini - I protagonisti della lite erano circa dieci, tutti giovanissimi. Da un lato c'erano ragazzi di Barra-San Giovanni, dall'altro persone di Rione Traiano. Una lite cominciata per futili motivi. Dalla ricostruzione effettuata emerge che il giovane fermato avrebbe sparato prima in aria e poi tra la folla. Francesco Pio Maimone è stato colpito in maniera accidentale, non era l'obiettivo del colpo. Si stava allontanando dalla scena". 

Investigatori e inquirenti hanno contestato anche l'aggravante mafiosa, vista la vicinanza criminale dei soggetti coinvolti. "La famiglia è vicina a clan di camorra, i Cuccaro-Aprea, quindi è lecito immaginare che le dinamiche siano quelle della criminalità organizzata. Le immagini di video-sorveglianza non ci mostrano il momento degli spari, ma come scoppia la lite". 

Fondamentali anche alcune testimonianze, ma Fabbrocini ci tiene a precisare che sull'accaduto non tutti i presenti hanno voluto collaborare: "Qualche dichiarazione importante c'è stata, ma c'è stata anche tanta omertà". 

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