L'omicidio di Cristofer Oliva: la Cassazione riapre il caso

I giudici della suprema corte hanno accolto il ricorso della difesa dell'unico indagato ancora in cella, Fabio Furlan. L'accusa per lui è di sequestro di persona, omicidio e occultamento di cadavere

Cristofer Oliva

A due anni dalla scomparsa, la Cassazione riapre il caso sulla scomparsa di Cristofer Oliva, il ragazzo di Chiaiano svanito nel nulla nel novembre del 2009. A un anno quasi dagli arresti di due amici del 19enne, ecco infatti una novità nel corso di un'inchiesta ancora formalmente aperta. I giudici della suprema corte hanno infatti accolto il ricorso - sostenuto dalla penalista parlamentare Giulia Bongiorno - dell'unico indagato ancora in cella, Fabio Furlan, detenuto da quasi un anno con l'accusa di sequestro di persona, omicidio e occultamento di cadavere.

Il ventenne è accusato di aver attirato in una trappola l'amico, di averlo invitato a un appuntamento chiarificatore, per poi condurlo in un luogo lontano da casa. Era il 17 novembre del 2009, da allora si sono perse le tracce dello studente napoletano. Da allora pesano le denunce della mamma del ragazzo e, soprattutto, della sorella della vittima. "Mio fratello rispose al telefono, era una chiamata di Furlan che lo invitava a lasciare casa per incontrarlo in un faccia a faccia. Prima di uscire, mio fratello mi disse che non avrebbe portato il telefonino, perché voleva evitare “tarantelle”, ma che avrebbe portato comunque con sé dei soldi".

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Una inchiesta complessa, fondata su indizi insieme a tanta omertà. La scorsa estate, poi, la scarcerazione di Karim Sadeh, uno dei due ragazzi arrestati. Più grave invece la condizione di Furlan, sul quale pesavano appunto la testimonianza della sorella della vittima e una serie di indizi: l'ultima telefonata da un bar e non dal cellulare, strani spostamenti e alcune intercettazioni e dichiarazioni messe agli atti.

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