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Nicola Sarpa e il balcone sul quale fu colpito (Ansa)

Nicola Sarpa e il balcone sul quale fu colpito (Ansa)

L'omicida è nullatenente: le spese processuali deve pagarle la famiglia della vittima

È l'incredibile vicenda cui sta andando incontro la famiglia di Nicola Sarpa, morto a 24 anni il 1 gennaio del 2009, ferito mortalmente da un colpo sparato in aria da Emanuela Terracciano

La killer è nullatenente, quindi le spese legali di circa 17mila euro saranno a carico della famiglia della vittima, che al processo si era costituita parte civile.
È l'assurda storia occorsa ai familiari di Nicola Sarpa, morto a 24 anni il 1 gennaio del 2009. Il ragazzo rimase ferito mortalmente da un colpo sparato in aria da Emanuela Terracciano, al tempo 23enne figlia del boss dei Quartieri Spagnoli.
A rendere nota la vicenda è l'avvocato Angelo Pisani, presidente di NoiConsumatori.

La cartella esattoriale, con richiesta perentoria di 18.600,89 euro, è stata addebitata oggi alla famiglia Sarpa. Come spiegano gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, l'unica colpa della famiglia Sarpa è "essersi costituita parte civile nel processo contro Emanuela Terracciano, all'epoca 22enne, figlia del defunto boss Salvatore detto "'o Nirone".

La Terracciano è stata condannata in via definitiva a 8 anni di reclusione, al risarcimento in sede civile di oltre 626mila euro e al pagamento delle spese processuali.

Eppure, essendo nullatenente, è la famiglia Sarpa a dover intervenire. Pisani ha spiegato di sperare in un intervento del Presidente della Repubblica e in una revisione della normativa anche fiscale che, sottolinea, "si sta rivelando una beffa per le vittime della criminalità".

"L'Agenzia delle Entrate ha intimato oggi ai familiari della vittima di rimborsare le spese di tasse e sanzioni della causa perché la condannata risulta nullatenente: non ha risarcito i danni e nemmeno le spese legali, che ora lo Stato, che non ha saputo garantire sicurezza e la vita del giovane sparato a morte mentre era sul balcone, pretende anche i soldi dalla mamma e fratelli della vittima". "L’Agenzia delle Entrate - conclude Pisani - annulli in autotutela una crudele condanna beffa in danno di chi già ha sofferto e non avrà alcun risarcimento". 

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