Omicidi di camorra a nord di Napoli: parla il pentito e scattano le manette

Svelati i dettagli di tre omicidi. Fondamentali le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Michele Puzio del clan Moccia

Ha schiuso un vero e proprio vaso di Pandora con le sue dichiarazioni il collaboratore di giustizia Michele Puzio, storico affiliato al clan Moccia di Afragola. Con le sue rivelazioni ha permesso di ricostruire una serie di delitti a nord di Napoli e questa mattina sono scattate le manette. A eseguire le ordinanze di custodia cautelare sono stati i carabinieri del Ros, del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna e gli agenti della Squadra mobile di Napoli. La sua collaborazione, iniziata lo scorso febbraio, ha permesso agli investigatori di approfondire alcuni omicidi risalenti nel tempo su cui non si era fatta ancora piena luce.

L'omicidio Capone 

Il primo delitto su cui ha fatto luce il pentito è quello di Immacolata Capone assassinata a Sant’Antimo il 17 marzo 2004. Un'uccisione a cui partecipò lui stesso e di cui ha svelato i dettagli. Per prima cosa ha rivelato che aveva utilizzato un cappellino ritrovato successivamente sul quale c'era il suo Dna. In quell'occasione si costruì anche un finto alibi facendosi fare una contravvenzione al Codice della strada per fingere di essere in un posto differente rispetto al luogo del delitto. Puzio non si è solo autoaccusato dell'omicidio ma anche chiamato in causa altre persone ritenute vicine al clan Moccia di Afragola. Si tratta di Filippo Iazzetta, Francesco Favella e Giuseppe Angelino. Il collaboratore ha confermato anche il movente del delitto. La Capone era un'imprenditrice impegnata nel settore del movimento terra nei comuni di Casoria e Afragola. Secondo il clan Moccia stava tentando di stringere legami con altre organizzazioni criminali. Nel clan erano convinti che fosse stata addirittura lei la mandante dell'omicidio del marito Giorgio Salierno che ritenevano invece compiacente nei confronti della cosca.

L'omicidio Pezzella 

Un altro delitto oggetto della stessa ordinanza di custodia cautelare è quello di Mario Pezzella, fratello di Francesco, alias “pane 'e ran” e considerato affiliato ai clan di Cardito e Frattamaggiore. L'omicidio avvenne il 17 gennaio 2005. Per quel delitto sono state emesse sentenze a carico di membri del clan Moccia insieme agli alleati del clan La Montagna di Caivano. Si tratta di Giuseppe Angelino, Andrea Petillo, Domenico La Montagna e dei collaboratori di giustizia Marcello Di Domenico e Fermo Roberto. Per quel delitto era a processo anche Puzio che venne assolto. Lui stesso ha fornito dei dettagli rispetto alla decisione di eseguire il delitto. Secondo il pentito a volere quell'omicidio fu Filippo Iazzetta che lo autorizzò per conto del clan Moccia. Il Gip del tribunale di Napoli ha emesso anche una seconda ordinanza di custodia cautelare.

L'omicidio Ambrosio 

Ha per oggetto l'omicidio di Aniello Ambrosio avvenuto il 21 febbraio 2014 a Grumo Nevano. Secondo gli investigatori si tratta di un delitto collegato all'omicidio Pezzella. L'omicidio Ambrosio fu il prosieguo di una scia di sangue che era cominciata con le uccisioni di Ciro Scarpa e Vincenzo Montino. Ambrosio venne ucciso e il suo corpo trovato carbonizzato all'interno della sua auto in aperta campagna. Una dinamica omicidiaria simile a quella di Scarpa e Montino. Ancora una volta per la ricostruzione del delitto, sono state fondamentali le dichiarazioni dei pentiti. Sia di Puzio che di Antonio Attanasio, ritenuto parte del gruppo di Pezzella.

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Secondo le propalazioni dei collaboratori fu proprio Francesco Pezzella a ordinare il delitto e a eseguirlo fu Nicola Longo, coinvolto nell'omicidio di Felice Napolitano a Roccarainola nel 2003, e a processo come appartenente sia al clan Moccia che al clan Nino. Il delitto era legato all'omicidio Pezzella perché di fatto rappresentava la vendetta, a distanza di anni voluta dal fratello. Francesco Pezzella riteneva che dietro l'uccisione del fratello Mario. Un desiderio di vendetta che secondo le indagini sarebbe potuto anche proseguire stando alle volontà di Pezzella. Infine l'Antimafia ha chiesto e ottenuto il sequestro preventivo di un appartamento e un terreno di Puzio che ha confessato essere stati acquistati riutilizzando i proventi del clan Moccia.

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