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Cronaca

San Gennaro, monsignor Battaglia durante l'omelia: "Il vero miracolo è il bene che sovrasta il male"

L'arcivescovo ha anche citato una canzone di Enzo Avitabile

Si è ripetuto il prodigio del 'miracolo' di San Gennaro. L'annuncio è stato dato alle ore 10.03 ed è stato accolto da un lungo applauso dei tantissimi fedeli che già dalle prime ore del mattino si erano ritrovati nella Cattedrale per partecipare alla celebrazione dell'arcivescovo, Domenico Battaglia.

In realtà il "miracolo" è avvenuto ben prima. All'apertura della cassaforte, infatti, dalle ampolle era ben visibile il sangue del vescovo martire già sciolto. Emozionato monsignor Battaglia che ha tenuto una lunga omelia, citando Enzo Avitabile, e precisando che - per lui - il vero miracolo ci sarà quando il "bene sovrasterà il male per sempre". Di seguito il testo completo dell'omelia.

Il testo dell'omelia

Sorelle, fratelli,
è bello radunarci ogni anno, come Chiesa diocesana, ma anche come comunità cittadina, nel giorno della nascita al cielo del Vescovo e Martire Gennaro. È bello perché ogni anno tocchiamo con mano come la testimonianza di un uomo che ha donato generosamente la sua vita per il Vangelo, fino all’ultimo respiro, fino all’ultima goccia di sangue, non è una cosa passata, un evento storico utile soltanto a scrivere qualche pagina di un libro. No, tutt’altro, è una testimonianza presente, viva, attuale, capace di parlare al cuore di ogni credente spingendolo ad un di più di coerenza, ad un oltre di coraggio, ad una vita fatta di dono, intrisa di condivisione. È bello anche vedere come in questo giorno viene celebrato anche il senso di appartenenza ad una comunità, la bellezza delle radici profonde e sane del popolo partenopeo, un popolo che si rispecchia nel vetro delle ampolle, magari vedendo in esse il proprio sangue, mescolato ai tanti dolori e alle mai assopite e audaci speranze!

Ecco, lo sappiamo, ogni anno lo ricordo a me stesso e a voi: questo sangue non è un oracolo da consultare e ancor meno un oroscopo cittadino, la cui funzione è quella di predire sventure o fortune per la città. No, la reliquia che veneriamo è semplicemente un segnale stradale, un indice puntato che rimanda alla necessità, all’urgenza, all’esigenza di seguire in modo radicale il Vangelo di Cristo, lasciandosi attrarre senza riserve dalla sua bellezza liberatrice, ascoltando con cuore e mente aperta la sua Parola di vita e di speranza.

E non sono forse la vita e la speranza ciò di cui tutti noi abbiamo bisogno in ogni stagione della nostra vita e soprattutto in quei momenti in cui – come abbiamo ascoltato dalla lettura del Siracide – ci sembra che qualcosa o qualcuno ci afferri per trascinarci giù, con legacci che hanno il sapore della schiavitù, della disperazione, della morte. È proprio in quei momenti che la Parola di Dio ci afferra, strappandoci all’insignificanza e alla mancanza di senso, restituendoci al significato profondo del nostro essere, alla bellezza di essere salvati da un amore grande e incondizionato: l’amore di Dio, l’amore che è Dio!

In fondo, questa è stata l’esperienza del Vescovo Gennaro: la sua fiducia in quest’amore è stata così grande da fidarsi oltre ogni ragionevolezza, nella certezza che, mentre i suoi fratelli e le sue sorelle avrebbero raccolto le gocce del suo sangue versato in terra, Dio stesso lo avrebbe invece raccolto dal buio della morte, restituendolo a una vita senza fine, alla vita dei risorti!

E questa esperienza deve essere sempre più la nostra esperienza, fratelli e sorelle, figli e amici che condividete con me la passione per il Vangelo, la bellezza ma anche la fatica della sequela. Si, perché seguire il Vangelo è bellissimo ma, lo sappiamo, è anche faticoso, perché spinge a confrontarsi ogni giorno con le mura granitiche del proprio egoismo, e anche con le barricate difensive di quelle “strutture di peccato” che vanno contro l’uomo, e soprattutto contro gli ultimi e i marginali. Parlo di quei poteri, di quegli atteggiamenti, di quelle azioni non solo personali ma comunitari, strutturali che talvolta, pur celandosi dietro una apparente religiosità, temono la forza liberatrice del Vangelo e per questo la ostacolano, la combattono, la denigrano. Il Vescovo Gennaro lo sapeva bene e anche tu, amata Chiesa di Napoli, lo devi sempre ricordare: non temere mai di andare controcorrente, di metterci la faccia, di giocarti reputazione e quiete per amore di Gesù Cristo e dei fratelli e delle sorelle. Non temere neanche quelle persecuzioni sottili e non cruente ma non per questo meno crude e dolorose. Il Maestro ce lo ripete sempre: “se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me” (Gv 15,18)! E ricordate sempre che quest’odio è sconfitto nella misura in cui è a senso unico, perché noi, come discepoli di Colui che ha dato il suo sangue per salvare questo mondo, possiamo porre fine alla spirale dell’odio vincendolo con il nostro amore intriso di speranza. Il sangue di Gennaro che ogni anno veneriamo con devota tenerezza, è proprio questo: un segno vivo del sangue di Cristo, versato per amore degli uomini, donato senza riserve, un sangue che, come un fiume sotterraneo, continua a scorrere nella storia, mescolandosi con il sangue dei piccoli e dei poveri.

Non voglio essere irriverente e perdonatemi se azzardo un’interpretazione fantasiosa e forse distante dalla tradizione. Ma a volte mi domando, pensando al sangue del nostro Martire Gennaro, se la sua liquefazione piuttosto che un fatto di cui stupirsi, non sia la semplice fotografia di ciò che purtroppo continua ad avvenire nella storia, anche nella storia della nostra città, ogni qual volta viene versato il sangue dei poveri con le ingiustizie, con la violenza del potere come dell’economia, con la brutalità dei gesti come delle parole! Infatti, ogni volta che una persona viene ferita, umiliata, non rispettata nella sua dignità, non considerata come creatura ma come numero, oggetto, caso… non viene forse ferita l’immagine di Dio? Ogni qualvolta ci lasciamo trascinare dal peccato, dal male, dal rifiuto di ascoltare ciò che di più sano e nobile la nostra coscienza ci propone… non viene forse ferita l’immagine di Dio? Ecco, a volte credo che la reliquia di questo sangue stia lì a ricordarci questa ferita viva e sempre attuale, questa emorragia mai guarita, questo fluire di sangue mai interrotto. E proprio per questo credo che il vero miracolo si realizzerà il giorno in cui questo sangue sarà per sempre duro, compatto, coagulato! Si, credo che il vero miracolo avverrà quando la giustizia bacerà la pace, quando il bene sovrasterà il male per sempre, quando la buona notizia di Gesù Cristo prosciugherà il dolore del mondo, illuminerà definitivamente il buio, porterà a compimento ogni cosa, entrerà così profondamente nel cuore degli uomini e delle donne che le loro parole, le loro azioni, i loro pensieri saranno solo bene, bontà, bellezza.
Ma, nell’attesa di quel giorno, la testimonianza di amore e di fede del sangue di Gennaro è qui ad indicarci una strada possibile, un ricominciamento necessario, la necessità urgente di prendersi cura delle ferite, di fermare il fluire del sangue, di tamponare le emorragie spirituali, interiori, materiali, relazionali, sociali che attanagliano la nostra terra, i nostri cuori.

Oggi il Vescovo e Martire Gennaro ci chiede di sognare insieme questo miracolo, di farcene instancabili strumenti superando steccati di sorta, divisioni e barriere di ogni tipo, perché a dare ali alla speranza non può essere il passo solitario di un eroe ma la marcia unita di una comunità! Oggi il Vescovo e Martire Gennaro ci chiede di impegnarci per questo sogno, con tutto noi stessi, per realizzare un miracolo di vita e di speranza!

Coraggio, allora. Impegniamoci insieme, ve ne prego, e diamo vita al miracolo di una città e di un paese in cui i poveri non vengano trattati come meri numeri, in cui venga riconosciuta loro la dignità del volto, del nome, della storia sacra di cui ciascuno è portatore. Lavoriamo insieme e assiduamente per rispondere all’emergenza sociale della nostra terra, senza dividerci in fazioni, senza frammentarci, imparando a fare della diversità ricchezza, delle differenze, armonia. Tante volte, troppe volte, negli ultimi giorni sono raggiunto al telefono e incontro, soprattutto, per strada persone che fanno fatica anche a mettere un piatto a tavola, persone sull’orlo della disperazione, costrette ad accettare lavori che vanno ben oltre lo sfruttamento, famiglie che hanno perso la speranza di sopravvivenza che un welfare sano e solidale a tutti dovrebbe garantire! Tante volte e troppe volte un lavoro dignitoso diventa un miraggio lontano e la logica dei mercati e del profitto ad oltranza calpesta storie e volti, sacrificando le persone e le famiglie ai numeri freddi dell’economia! Il lavoro è pane, è vita, speranza, è risposta di senso e sostentamento ed è un diritto su cui si basa la nostra comunità, non un privilegio riservato a qualcuno!

Coraggio. Sogniamo insieme, ve ne prego, il miracolo di una città e di un paese in cui i problemi dei nostri bambini, ragazzi, giovani non divengano argomento politico e sociale solo dopo l’ennesima tragedia ma siano piuttosto oggetto continuo di riflessione e di azione, creando quel Patto Educativo che ha bisogno ancora di fare molti passi per diventare prassi! Lavoriamo insieme e assiduamente per i figli della nostra città, disarmiamo le loro mani, ampliamo le loro possibilità di vita, accompagniamoli nei loro percorsi, perché nessuno nasce criminale o delinquente e tutti noi abbiamo il dovere – soprattutto per chi è nato in contesti difficili e a rischio – di offrire a chi è più svantaggiato la possibilità di un futuro altro, di una scelta diversa da quella ereditata dalla cultura e dal disagio familiare! Questa città ha bisogno di ripartire dal mondo dell’educazione, dal ruolo primario della scuola, da una politica educativa che attraverso asili e reti di prossimità consenta ai figli e alle figlie di Napoli di crescere in luoghi sicuri e sani! Questa città ha bisogno di ripartire dalla cultura, dall’arte, dalla bellezza, da luoghi in cui poter apprendere le note, i colori, i pensieri e le idee più nobili, ampliando così le possibilità e gli orizzonti anche ai suoi figli e alle sue figlie più fragili.

Impegniamoci insieme, ve ne prego, per realizzare il miracolo di una città e di un paese in cui le fragilità vengano accolte, accompagnate vicendevolmente, fino a diventare non un limite ma una ricchezza per tutti. Si, perché non c’è solo la povertà materiale, non c’è solo la fragilità sociale, ognuno di noi è portatore di sofferenze interiori, di dolori e difficoltà da cui non riesce a liberarsi da solo. Lavoriamo insieme affinché le nostre strade, le nostre piazze, le nostre case e le nostre relazioni divengano luogo di accoglienza reciproca, di accompagnamento vicendevole, di presa in carico dell’altro, abbattendo ogni individualismo, isolamento, indifferenza!

Impegniamoci insieme, ve ne prego, per il miracolo di una città e di un paese in cui le differenze di opinioni non siano monologhi urlati vicendevolmente ma divengano sempre più un dialogo arricchente e trasformante. Lavoriamo insieme affinché, soprattutto dinanzi alle urgenze del tempo presente, si superino i pregiudizi vicendevoli, gli steccati ideologici, le mille frammentazioni presenti non solo nel tessuto politico ma anche in quello sociale e talvolta perfino in quello ecclesiale!

Coraggio. Impegniamoci insieme, ve ne prego, per il miracolo di una città e di un paese in cui sia possibile per tutti sentirsi a casa, in cui nessun giovane sia ignorato e ogni talento sia valorizzato qui, in questa terra bella e ferita che più che mai oggi ha bisogno di bellezza e da cui troppo spesso i nostri giovani sono costretti a scappare, non trovando in essa la possibilità di esprimere in modo sano le proprie potenzialità, trovando troppi impedimenti alla costruzione del proprio futuro! Lavoriamo insieme per la nostra comunità, sentiamoci appartenenti gli uni agli altri, pensiamola come una casa comune da custodire e da amministrare con la lungimiranza di chi guarda al futuro con speranza!

Sorelle e fratelli, ve ne prego, come scrive in una sua canzone un nostro concittadino: “Alziamo la mano, facciamo sul serio, muoviamoci insieme, facciamo qualcosa se ci crediamo ancora. La voce di uomo, la mia voce, la voce del popolo è voce di Dio”. Si, se camminiamo insieme, se sogniamo insieme, se ci impegniamo insieme per amore, nell’amore e con amore, potremo essere realmente certi che Dio è con noi, sempre pronto ad accendere in noi il desiderio di realizzare il miracolo del bene e dell’amore, della pace e della giustizia di cui la nostra città, il nostro paese, l’intera famiglia umana ha più che mai bisogno!

E tu Vescovo Gennaro,
che da secoli hai preso per mano la nostra comunità,
continua ad accompagnarci in questo cammino,
e quando la strada ci sembra in salita
chiedi, con la tua preghiera, allo Spirito del Risorto
di soffiare più forte alle nostre spalle,
affinché il passo divenga meno faticoso,
il cammino più spedito,
e, soprattutto, affinché nessuno resti indietro.
E se dovesse capitarci di smarrire il sentiero,
sii pronto nel rimettere nelle nostre mani la mappa del Vangelo,
nelle nostre tasche la bussola del bene comune,
nella nostra borraccia l’acqua della speranza e della fraternità.

E quando stanchi e oppressi, 
veniamo a te con la confidenza secolare con cui si viene da un amico di vecchia data,
tu non smettere di parlarci chiaramente
e di dirci ciò che da sempre pensi:
che il miracolo più grande non lo puoi fare da solo,
che il miracolo più grande lo possiamo fare solo insieme,
prendendoci per mano,
disarmando i cuori prima ancora delle mani,
costruendo e riparando i ponti  piuttosto che i muri,
seminando la pace e coltivando la giustizia,
rendendo la nostra anima,
le nostre case, le nostre strade,
la nostra città un luogo di vita e di perdono,
una culla di primavere impossibili
realizzate grazie a Colui a cui nulla è impossibile!

Vescovo Gennaro, Amico di Napoli e della Campania, prega per noi!

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