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Ex asilo Filangieri occupato

Ex asilo Filangieri occupato

Forum Culture occupato, le motivazioni del Collettivo La Balena

Non appropriazione, ma restituzione di un bene pubblico alla cittadinanza. "La legittimazione arriva dalle 5mila persone accorse a darci supporto". La struttura ribattezzata Asilo della Conoscenza e della Creatività

L’Ex asilo Filangieri, da alcuni anni ristrutturato ed affidato alla Fondazione del Forum delle Culture 2013, è ormai  occupato (con un’azione simbolica denominata “Tempo Scaduto”) da una decina di giorni dal Collettivo La Balena che lo ha rinominato L’Asilo della Conoscenza e della Creatività.

Il Collettivo è formato, come si legge sul sito www.labalena.wordpress.com , da lavoratori dello spettacolo e “dell’immateriale”: attori, registi teatrali, cinematografici e radiofonici, documentaristi, scrittori, danzatori, musicisti, fotografi, disegnatori, pittori, scenografi, grafici, tecnici del suono e delle luci, organizzatori e tutte le altre figure professionali necessarie per il progredire quotidiano dell’industria culturale, che oltrepassando le proprie individualità, si sono riuniti in una situazione collettiva, chiamata appunto La Balena.

Perché proprio La Balena? Presto detto: La Balena è un “mammifero gigantesco – si legge ancora sul sito - capace di raccogliere in sé le differenze che ci distinguono. La Balena poiché il suo viaggio, il suo navigare ci rappresenta tra immersione costante della nostra continuità lavorativa ed emersione visibile come momento di approdo e ripartenza del nostro essere lavorativo. Come la Balena ci muoviamo in vasti spazi di azione, attraverso la costruzione di un immaginario dove tutto è ancora da inventare e da riscrivere, dove nulla sembra impossibile: gli oceani. La Balena perché il territorio è il nostro habitat, la nostra azione traccia la rotta tra le pieghe della metropoli disordinata e attraverso la Balena siamo determinati a riprenderci il nostro presente senza il quale non c’è un futuro possibile”.

Abbiamo chiesto ai partecipanti al Collettivo di spiegarci le motivazioni del gesto e chiarire la loro posizione in merito all’accusa di aver agito in maniera “illegale”. Ecco spiegati, in punti salienti, attraverso la voce degli occupanti, tutti i cardini e le idee di base che hanno motivato e dato vita all’azione:

Non appropriazione ma restituzione di un bene pubblico alla cittadinanza:  “Noi crediamo – spiega il Collettivo - che qui dentro non sia stato commesso un atto di illegalità, ma un atto di restituzione – non di appropriazione - alla città di un bene pubblico e comune, che fino alla nostra entrata era di fatto sottratto alla città. La ristrutturazione è finita ormai 4 anni fa, dato in comodato d’uso dalla passata amministrazione per un grande evento alla Fondazione del Forum delle Culture 2013 di cui però  c’è una traccia molto relativa, noi l’abbiamo definita un fantasma amministrativo, un po’ perché è nata male, con la logica del grande evento ed ormai si è capito che in Europa non funziona più così: gli investimenti devono restare sul territorio per più anni non possono bruciarsi in cenere, tanto più in un momento di crisi in cui si abbassano i redditi di tutti. Il grande evento dovrebbe restituire alla città la possibilità di svilupparsi poi negli anni successivi”.

La criticità che il Collettivo vuole sollevare:  “Noi siamo qui proprio per sollevare questa criticità: questo è uno spazio ristrutturato, completamente messo a nuovo ed altrettanto completamente privo di una finalità. Qua dentro non si capisce che cosa si può fare, gli spazi, per acustica e funzionalità, non sono molto adatti a musica, teatro o arti figurative, per questo a nostro avviso si è trattato di un investimento privo di strategia convincente e quello che noi poniamo come problema all’amministrazione è l’elaborazione di una strategia convincente che ponga la cultura al centro di un processo di sviluppo. Questo significa che noi non ci vogliamo sostituire alle istituzioni e all’amministrazione, né vogliamo consigliare l’amministrazione, noi da un lato, facciamo le nostre attività qui dentro indirizzate anche a produrre nel più breve tempo possibile scritti, spettacoli teatrali, drammaturgie per ridare anche dignità ai tanti lavoratori del settore, che nonostante lavorino seriamente e con impegno non si vedono riconosciuti alcun diritto, come un salario equo, dall’altro lato ci aspettiamo che l’amministrazione veramente elabori una strategia che ci faccia almeno immaginare una prospettiva di crescita e sviluppo culturale”.


Agire sull’urgenza e non sull’emergenza: “Il nodo centrale è che non vogliamo più agire sull’emergenza, come si è sempre fatto in questa città, vogliamo adesso ragionare sulle urgenze che sono collettive e che quindi hanno una vera prospettiva. Tamponare le emergenze significa solo mettere pezze a colore”.

Significato dell’azione “Tempo Scaduto” - “Una delle idee motore che ci ha spinto a denominare la nostra azione “Tempo Scaduto” e che ci ha fatto seguire una certa progettualità è che ci siamo accorti che molti movimenti (da Occupay Wall Street, agli Indignados ai tanto movimenti spontanei di cittadini italiani) sono accusati di non avere una istanza forte ma di avere istanze vaghe e vaste, noi abbiamo una istanza molto forte: non solo vogliamo che le amministrazioni agiscano diversamente ma, per il momento, siamo convinti che se pure ci fosse un’amministrazione in buona fede, non sarebbe in grado di agire diversamente perché inserita in un sistema che immobilizza, un sistema basato sulla spartizione dei partiti, che mentre litigano tra loro sprecano finanziamenti o appunto immobilizzano le forze. Quindi la realtà è che chi di solito fa non ha voluto più aspettare – appunto il tempo è scaduto - e sta facendo, donando il proprio tempo, la propria fisicità al collettivo ma anche e soprattutto alla cittadinanza, andando al di là del concetto pubblico/privato e creando una terza identità che è quella di una ‘cittadinanza che fa’”.

Non illegalità ma legittimità: “Per tornare al punto iniziale sul fatto di essere qui illegalmente, possiamo dire che la questione si pone sui termini di legittimità: è legittimo che siamo qui perché la legittimazione arriva dal supporto di una cittadinanza che è venuta in questi dieci giorni (oltre 5mila persone) ed hanno appoggiato questa iniziativa, quindi se non è legale è sicuramente legittimo l’essere qui".

Folto il calendario di eventi già in programma per i prossimi giorni, che il Collettivo realizzerà all’interno della struttura occupata. La “rassegna” è stata chiamata “Umanità in rivolta”. Per il fine settimana appuntamento con il Ravanez Quartet (venerdì alle 22.30), con la danza di Chiara Orefice – Concertazione di voci, corpi e suoni (sabato alle 19.00) e un incontro con il giornalista-documentarista Manuel Anselmi con la proiezione di dell’intervista-documentario “Conversazioni con Camila Vallejo” (domenica alle ore 17.30).
 

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