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Protesta navigator: arrivano i primi malori

Dopo cinque giorni di sciopero della fame sono tutti in condizioni precarie. Uno ha la febbre. Il Comune: "Incomprensibile non ascoltarli"

Dopo cinque giorni di sciopero della fame arrivano i primi malori tra i navigator che stanno protestando sotto alla sede della Regione Campania. Sanitari del 118 sono stati chiamati per soccorrere le cinque persone che stanno protestando contro la decisione del presidente Vincenzo De Luca di non assumere i navigator vincitori di concorso.

I manifestanti sono tutti in condizioni precarie e con indici glicemici al limite. Uno di loro in particolare ha anche la febbre e i medici gli hanno consigliato l'interruzione della protesta.

Il video 

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LA NOTA DEL COMUNE

“Riteniamo imbarazzante e  incomprensibile che a cinque giorni dall’inizio dello sciopero della fame dei navigator campani, non si avverta da parte degli interlocutori istituzionali nemmeno un senso di partecipazione. Ignorare che 471 giovani laureati selezionati tramite procedura pubblica stiano digiunando per l’attuazione del diritto al lavoro lascia stupiti”, dichiara in una nota l’assessore comunale al Lavoro Monica Buonanno. “Si può non ritenere opportuna la scelta dello sciopero della fame, ma non si può fingere di non vedere che sotto il palazzo di governo regionale c’è un presidio permanente. I navigator campani sono oggi al quinto giorno di sciopero della fame e la tenuta psichica e fisica è visibilmente allo stremo. A latitare dalla sede del governo regionale è il buon senso, i lavoratori avrebbero meritato durante la settimana appena trascorsa una qualsiasi forma di interlocuzione” continua l’assessore e chiude “Siamo sin dall’inizio di questa vertenza disponibili ad ogni forma di interlocuzione nazionale e locale per porre  un argine a questa pagina di storia locale; siamo consapevoli che sulla lotta al precariato si debba una volta per tutte non solo parlare ma avviare una riflessione seria tra Istituzioni che porti a soluzioni praticabili. Il mercato del lavoro è cambiato e su questo non si possono costruire politiche che andavano bene per un mercato del lavoro diverso. La vera sfida è costruire politiche del lavoro che tengano conto dei territori e degli scenari sociali ed economici, valorizzando e non demonizzando”.

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