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Una scena del documentario

Una scena del documentario

NapolIslam, documentario sulla Napoli musulmana

L'autore Ernesto Pagano racconta l'integrazione in città. “Religione e cultura dialogano come le zeppole e le sfogliatelle di Lauri che per il ramadan si fanno halal”

NapolIslam - appunti per un film”, è un documentario di Ernesto Pagano sui napoletani convertiti all’islam. Presentato a novembre alla prima edizione del City Film Festival di Napoli, il mediometraggio tratta un argomento in questi giorni particolarmente d'attualità: l'integrazione della religione islamica in una città occidentale – appunto Napoli – laddove solitamente l'universo musulmano è mediaticamente dipinto con paranoia e pregiudizio.

Con regia, soggetto, e sceneggiatura di Ernesto Pagano, musiche di Danilo Marraffino, montaggio di Matteo Parisini, fotografia di Lorenzo Cioffi e suono di Francesco Amodeo, il documentario prodotto da Ladoc ha l'obiettivo – spiega Pagano – di “registrare le risposte che il Corano dava alla crisi dovuta al vuoto di valori creato dal consumismo sfrenato, alla disoccupazione, all’ingiustizia sociale, al dolore provocato dalla perdita di un caro, all’amore per una persona di un’altra cultura”.

Si tratta perlopiù di quello che il sociologo Stefano Allievi definisce “un islam inusuale”. Pagano, nella presentazione di NapolIslam, ha spiegato: “Mai si penserebbe di incontrare uno spazzino, napoletano da generazioni, che prega in moschea e ha le figlie che indossano il niqab”. Eppure in NapolIslam questa è realtà. “Lo stesso vale – prosegue l'autore – per i discorsi di un parrucchiere per signore, anche lui napoletano, che battaglia con le clienti per dimostrare che la risposta ai problemi di oggi sta racchiusa nell’esempio del profeta Muhammad e non nel culto di padre Pio”.

“Religione e cultura – spiega ancora il regista – dialogano, come le zeppole e le sfogliatelle della pasticceria Lauri, che per il ramadan si fanno halal. Metafora dell’integrazione in una città in grado di raccontare fenomeni globali, come l’islamizzazione galoppante, con parole sue”.

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