Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Napoletano morto in Colombia: era anche un giornalista. In un pezzo profetico la nostalgia per Napoli

Mario Paciolla scriveva appassionati reportage di viaggi dalle numerose terre che visitava ma aveva sempre Napoli nel cuore

“Tutte le voci portano a Napoli”. Così si intitolava un pezzo che Mario Paciolla, l'operatore Onu ucciso in Colombia, scrisse il 7 ottobre 2013 su Iuppiternews. Un inno alla sua città e al fatto che dovesse stare lontano da lei per apprezzarla che dopo la sua morte violenta si rivela come un pugno nello stomaco a chi lo legge. Mario era anche un giornalista e lo era diventato sulle pagine di Chiaia Magazine e Iuppiternews scrivendo degli appassionati reportage di viaggio. A ricordarlo è stato il direttore delle testate, Max De Francesco che ha dedicato il nuovo numero della sua testata all'operatore Onu pubblicando in prima pagina il suo articolo più emozionante scritto dopo un viaggio in bici in Andalusia.

“Volontario esperto, recuperatore di sogni, progettista di speranze, Mario Paciolla era anche un giornalista. Lo era diventato scrivendo appassionati articoli di viaggi sulle nostre testate Chiaia Magazine e Iuppiternews. E teneva molto alla scrittura e all’importanza dell’informazione libera e non compromessa. Un motivo in più per non perdere un solo istante nella ricerca della verità sulla sua morte in Colombia. Lo ricordiamo con una cover illustrata da Lorenzo Cipollaro e pubblicando uno dei suoi pezzi più belli, scritto dopo il viaggio in bici in Andalusia, dal titolo «Tutte le voci portano a Napoli”. Così ne scrive De Francesco nel ricordare il fatto che fosse un giornalista appassionato, notizia sconosciuta da molti fino a questo momento. Eppure Mario aveva la stoffa di chi ama guardare il mondo e la sua terra con occhi e le parole finali del suo articolo lo dimostrano inequivocabilmente.

Il finale dell'articolo “Tutte le voci portano a Napoli”

“A volte mi chiedo perché sono costretto ad andare fuori per amare la mia città. Perché non posso essere libero di ascoltare davanti Castel dell'Ovo il vecchietto paffuto col violino e cantare con lui davanti Santa Lucia o inneggiare ad una bella giornata di sole. Perché non posso andare fiero della mia città, leggendo inchiostro parigino, Stendhal che dice che l'unica possibile capitale d'Europa insieme a Parigi e Londra, è solo Napoli. Goethe che prima di “vedere Napoli e poi morire", aveva visitato sia Roma che Firenze. Caruso, la voce pulsante e vibrante della passione napoletana, inebria le orecchie del mondo. Voce del cuore. Voce d'amore. A qualsiasi straniero mi chieda come o cosa sia Napoli, rispondo "Vedi e ascolti Napoli, poi muori", con la stessa presunzione dei vecchietti granadini nascosti nell'ombra dell'Albayzìn, che indicando l'Alhambra dicono "No hay cosa peyor por un hombre, de ser un ciego a Granada", e se ne vanno. Molte volte, per parlare di Napoli, dico semplicemente, come scriveva Croce, "Napoli è un Paradiso abitato da diavoli”. Gli stessi diavoli, senza onore né patria, che hanno profanato la tomba dello spirito napoletano”.

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