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Omicidio a Casavatore: reagì a una punizione del clan

Una foto su Facebook con Lavezzi, un diverbio nato per una 'gelosia' tra due tatuatori concorrenti e la camorra chiamata per dare una 'lezione': questi i motivi dell'omicidio di Gianluca Cimminiello

Si fa luce su un omicidio commesso il 2 febbraio scorso a Casavatore. In quell'occasione, fu ucciso Gianluca Cimminiello, un tatuatore. Oggi è stato arrestato Vincenzo Russo.

Secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri, alla base dell'omicidio ci sarebbe una foto su Facebook con il calciatore del Napoli Ezequiel Lavezzi, un diverbio nato per una 'gelosia' tra due tatuatori concorrenti e la camorra chiamata in causa per dare una "lezione".

Tutto nasce da un diverbio che la vittima, giorni prima della sua morte, aveva avuto con un tatuatore concorrente di Melito. A scatenare la lite una foto pubblicata su Facebook da Cimminiello che lo ritraeva insieme a Lavezzi, grande appassionato di tatuaggi. Una foto che sarebbe stata accompagnata anche da un messaggio di critica nei confronti del collega concorrente.

Da qui la gelosia e 'vendetta' del tatuatore criticato sul social network che decide, così, di chiedere aiuto a soggetti contigui al clan Amato-Pagano. La cammora decide di 'punire' Cimminiello e lo fa inviando nel suo negozio un commando a 'scopo puntivo': quattro persone tra le quali c'è anche Vincenzo Noviello, che viene duramente percosso dal tatuatore. Una reazione che non piacque al clan: giorni dopo un altro commando, questa volta armato, che uccise Cimminiello.

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