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Cronaca

Addio a Gianni Minà, gigante del giornalismo col cuore napoletano

Torinese, siciliano di origini, aveva avuto la cittadinanza onoraria partenopea nel 2019. Fu grande amico di Maradona, Troisi e Pino Daniele. Il ricordo di de Magistris, Sandro Ruotolo, e della Ssc Napoli

Lo intervistammo nel cortile dello Scugnizzo Liberato, oramai sei anni fa. Presentava il libro "Così va il mondo. Conversazioni su giornalismo, potere e libertà". Ne avrebbe scritti ancora altri due. Anche in quell'occasione fu semplicemente se stesso: Gianni Minà rispose alle domande con gentilezza, sincerità, profondità.

Si è spento ieri a Roma, a 84 anni. "Gianni Minà ci ha lasciato dopo una breve malattia cardiaca – hanno reso noto i familiari – Non è stato mai lasciato solo, ed è stato circondato dall’amore della sua famiglia e dei suoi amici più cari. Un ringraziamento speciale va al Prof. Fioranelli e allo staff della clinica Villa del Rosario che ci hanno dato la libertà di dirgli addio con serenità".

Cittadino onorario partenopeo dal 2019, fu grandissimo amico di tre napoletani (veri o "d'adozione") che sono stati la rivalsa della città: Diego Armando Maradona, Massimo Troisi e Pino Daniele. Una città che Minà non ha potuto non amare e celebrare in tutta la sua complessità, come ha sempre ribadito.

Cittadinanza onoraria a Gianni Minà

La carriera

Torinese ma di origini siciliane, iniziò ad occuparsi di sport nel 1959 per Tuttosport. L'anno dopo seguì le Olimpiadi di Roma per la Rai, nella quale entrò stabilmente gli anni successivi (sarebbe stato assunto solo nel 1976) realizzando reportage e documentari che ridefinirono il linguaggio giornalistico della tv italiana. Seguì gli storici mondiali di pugilato di Muhammad Ali, realizzò documentari sulla musica Jazz e su quella popolare sudamericana. Mentre seguiva come cronista il campionato mondiale di calcio 1978, venne ammonito e poi espulso dall'Argentina per una domanda sui desaparecidos. Nel 1981 Sandro Pertini gli consegnò il Premio Saint Vincent come miglior giornalista televisivo dell'anno.
E ancora: collaborò a Mixer di Gianni Minoli, e dal 1981 al 1984 esordì come autore e conduttore di Blitz, un programma innovativo di Rai 2. Oramai Gianni Minà era una delle più grandi firme del panorama giornalistico italiano, e nel 1991 realizzò lo storico programma Alta classe e condusse la Domenica Sportiva.

Le sue interviste a personaggi che hanno disegnato la storia (sportiva, ma non solo) del '900 sono celebri. Nel 1987 intervistò una prima volta e addirittura per 16 ore il presidente cubano Fidel Castro. Ma sono celebri anche i suoi incontri con Diego Armando Maradona, le cene e le interviste con Muhammad Alì, Sergio Leone, Robert De Niro, Gabriel García Márquez e tanti tanti altri.

Il ricordo di de Magistris

L'ex sindaco di Napoli che gli conferì la cittadinanza onoraria, Luigi de Magistris, lo ha ricordato così: "È morto Gianni Minà, uomo ed intellettuale di grandissima cultura e sensibilità, dal pensiero profondo, il cuore aperto e la mente senza confini, giornalista libero e coraggioso, fuori dal sistema, indimenticabili ed uniche le sue interviste…e come non ricordarlo tra Pino Daniele e Massimo Troisi in TV. Uno dei ricordi più belli che ho da sindaco è la cittadinanza onoraria che ho voluto dare a Gianni nel 2019, perché lui era tanto napoletano, e la foto di Gianni, Pino e Massimo che mi ha regalato, con una bellissima dedica, Rosaria Troisi, sorella di Massimo".

Il ricordo della Ssc Napoli

Così invece con un tweet la Società Sportiva Calcio Napoli: "Il Presidente De Laurentiis e tutta la SSC Napoli esprimono profondo cordoglio per la scomparsa di Gianni Minà, giornalista e scrittore di statura internazionale, che ha saputo raccontare con passione e competenza la storia dei più grandi personaggi della storia contemporanea".

Il ricordo di Sandro Ruotolo

Un ricordo anche dal giornalista Sandro Ruotolo. "Ciao Gianni – ha scritto su Twitter – Sei stato tante cose. Voglio solo dirti che sei stato per me un grande narratore. Ho sempre invidiato la tua semplicità nel fare le domande. Da lassù salutaci Diego, Pino e Massimo. E anche Fidel e Muhammad Ali".

Il suo ricordo di Maradona

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