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Carmine Schiavone

Carmine Schiavone

È morto Carmine Schiavone, il boss pentito dei rifiuti

Aveva iniziato a collaborare con la giustizia nel 1993. Le sue dichiarazioni da pentito sul traffico di rifiuti tossici in Campania hanno svelato molti particolari sulla Terra dei fuochi

Carmine Schiavone, ex boss del clan dei Casalesi e per anni collaboratore di giustizia, è morto.

Schiavone si trovava nel Viterbese. Le sue dichiarazioni da pentito sul traffico di rifiuti tossici in Campania hanno svelato molti particolari su quella che oggi viene chiamata Terra dei fuochi.

LA STORIA -  Carmine Schiavone aveva iniziato a collaborare con la giustizia nel 1993. Le sue deposizioni furono determinanti per il maxiblitz che porto' a 136 arresti di affiliati al clan, operazione da cui derivo' il processo "Spartacus". Anche qui le dichiarazioni di Schiavone furono al centro delle accuse. Al termine del processo furono condannati il cugino Francesco Schiavone detto Sandokan, Michele Zagaria e Francesco Bidognetti, ritenuti la cupola del clan. Con loro furono condannate altre 30 persone. Finito il programma di protezione, Schiavone si era trasferito con la moglie e i figli nella Tuscia, in una casa nei paraggi del lago di Vico, dove e' morto. Il suo nome torno' alla ribalta nel 2008, quando voci raccolte dalle forze dell'ordine lo davano come possibile organizzatore di un attentato contro Roberto Saviano. Ma sulla circostanza non emersero riscontri concreti. Negli ultimi anni aveva concesso numerose interviste ai media sul traffico illecito di rifiuti nella Terra dei Fuochi.

IL TRAFFICO DI RIFIUTI - Il traffico e l'interramento dei rifiuti in provincia di Caserta era un affare da 600-700 milioni di lire al mese, che ha devastato terre nelle quali, visti i veleni sotterrati, si poteva immaginare "che nel giro di vent'anni morissero tutti". Parole che mettono i brividi quelle pronunciate nel 1997 dal pentito dei casalesi Carmine Schiavone - morto oggi nella sua abitazione del Viterbese - davanti alla Commissione ecomafie, in una audizione i cui verbali furono desecretati nel 2013. La sentenza senza appello pronunciata dall'ex boss riguardava tanti centri del Casertano, "gli abitanti di paesi come Casapesenna, Casal di Principe, Castel Volturno e cosi' via, avranno, forse, venti anni di vita". Rifiuti radioattivi "dovrebbero trovarsi in un terreno sul quale oggi ci sono le bufale e su cui non cresce piu' erba", raccontava Schiavone. Fanghi nucleari, riferiva, arrivavano su camion provenienti dalla Germania. Nel business del traffico dei rifiuti, secondo il pentito, erano coinvolte mafia, 'ndrangheta e Sacra Corona Unita.

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