Morte Tiziana Cantone: riscontrate 19 anomalie sui suoi dispositivi

La procura di Napoli nord ha aperto un fascicolo contro ignoti

Ci sono tante anomalie sui dispositivi elettronici di Tiziana Cantone, la 31enne napoletana morta suicida nel 2016 a seguito della diffusione di alcuni suoi video intimi. Le hanno rilevate il gruppo di studi legali, l’Emme-Team, con sede a Chicago che conduce una battaglia contro il Revenge Porn. Gli esperti hanno esaminato lo smartphone e l’Ipad di Tiziana rilevando alcune incongruenze. La prima, quella che è balzata subito all’occhio è stata la cancellazione dei dati contenuti negli apparecchi telefonici prima della data della morte della giovane. Come se, insomma, quasi non li avesse utilizzati.

Secondo gli esperti potrebbe essere stata la conseguenza di una manomissione eseguita da mani poco esperte. Cancellata anche interamente la cronologia relativa all’intera cronologia eventi e browser internet dell’IPad. Malgrado inoltre la cronologia web risultasse assente, “alla riapertura di Safari, il browser internet usato da Tiziana Cantone, sono comparse 4 pagine web, ma nessuna nei mesi prima della morte di Tiziana. Unica spiegazione logica e tecnica è che la cronistoria sia stata volontariamente cancellata. Azione che non può di certo avvenire in automatico da parte del sistema”. Fanno sapere dall’Emme Team.

Rilievi che hanno convinto la Procura ad aprire un nuovo filone di indagine per frode processuale. La tesi è che queste “ingerenze” potrebbero aver compromesso la bontà delle indagini. L’Ipad usato da Tiziana Cantone è stato poi “restituito alla madre, con la totale assenza di messaggi, rubrica e account per l’utilizzo del dispositivo stesso”. 

La prima inchiesta per istigazione al suicidio si concluse con l’archiviazione da parte della Procura di Napoli Nord. Ora, grazie a questi nuovi rilievi si è aperta la seconda fase delle indagini. Intanto la mamma di Tiziana Cantone, Teresa Giglio, ha chiesto la riesumazione del cadavere della figlia. “Non sono mai stata convinta che mia figlia si sia uccisa. Ciò che mi ha fatto andare avanti è l’amore per mia figlia e la rabbia per come sono state fatte le indagini subito dopo la morte; c’è stata molta leggerezza nel classificare subito il decesso come un suicidio. Trovo poi molto grave la non corretta procedura di estrapolazione dei dati contenuti negli apparecchi di mia figlia, avvenuta per giunta mentre erano nelle mani degli inquirenti”.

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