Cronaca

Morte del poliziotto Apicella, la famiglia: “Ci manca come l'aria”

I genitori e le sorelle dell'agente scelto, morto in servizio, hanno inviato un messaggio alle istituzioni in vista della sentenza nel processo ai ladri

È passato un anno dal giorno in cui il loro caro Lino ha perso la vita ma la ferita che ha squarciato il loro cuore non si rimarginerà mai. Cercano conforto nella giustizia i familiari di Pasquale Apicella, l'agente di polizia, morto durante un inseguimento a tre ladri il 27 aprile del 2020. Consapevoli che nessuna sentenza potrà restituire loro l'amato parente, i genitori e le sorelle dell'agente scelto chiedono che venga fatta giustizia e rinnovano la loro fiducia nelle istituzioni. Le stesse per le quali l'agente scelto ha sacrificato la propria vita in ossequio alla divisa che vestiva ogni giorno.

Il messaggio della famiglia 

I parenti del poliziotto caduto, costituitisi parte civile nel processo che si sta svolgendo dinanzi alla terza sezione della Corte d'Assise di Napoli, hanno voluto rendere pubblico un breve messaggio con il quale chiedono che venga fatta giustizia attraverso la decisione dei magistrati. Tramite il loro difensore Alfredo Policino, hanno parlato di Lino ricordandolo con l'affetto che solo i genitori e le sorelle possono esprimere in questi casi. “Lino era la luce dei nostri occhi, il nostro orgoglio. Ci manca come l'aria - spiegano i familiari del poliziotto che però chiedono che venga fatta giustizia - . Consapevoli che nessuna sentenza potrà mai restituirci nostro figlio, nostro fratello, abbiamo fiducia nell'operato delle istituzioni e attendiamo la sentenza che gli renderà giustizia”.

Il processo 

Una richiesta sacrosanta che arriva a poche ore dalla requisitoria della procura dinanzi alla corte napoletana. La procura di Napoli ha chiesto l'ergastolo per i tre malviventi che a bordo della loro auto colpirono la volante della polizia che li stava inseguendo, uccidendo Apicella. Secondo i sostituti procuratori Cristina Curatoli e Valentino Battiloro, che hanno coordinato le indagini insieme con il procuratore aggiunto Rosa Volpe, i ladri hanno utilizzato l'auto su cui viaggiavano come un'arma contro la polizia. Per questo vanno condannati al carcere a vita e l'hanno chiesto alla Corte presieduta dal giudice Lucia La Posta. La procura ha chiesto l'ergastolo per Fabricio Hadzovic, 40 anni, che guidava l'Audi A6 usata per impattare contro la volante, Admir Hadzovic, 27 anni, e il 39enne Igor Adzovic. Tutti e tre erano a bordo dell'auto e avevano un quarto complice durante il tentativo di furto a un bancomat, Renato Adzovic, 23 anni.

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