Morte di Mario Paciolla: gli operatori dell'Onu stanno ostacolando le indagini

Non si stanno rendendo disponibili a parlare con gli investigatori colombiani. La denuncia dell'ambasciatrice italiana

Continua a essere lastricata di punti oscuri la storia del cooperante napoletano, Mario Paciolla trovato morto in Colombia. L'aspetto più inquietante è l'atteggiamento dell'Onu per la quale Mario lavorava a un progetto di reinserimento degli ex combattenti delle Farc. Le maggiori reticenze arrivano proprio dagli operatori sul campo e dai vertici dell'operazione che non stanno collaborando come dovrebbero alla soluzione del caso. Nonostante le dichiarazioni di facciata, i funzionari e i cooperanti coinvolti nell'operazione non stanno dando dettagli utili agli investigatori sottraendosi in particolare all'inchiesta colombiana. A denunciarlo è stata anche l'ambasciatrice italiana alle Nazioni Unite, Mariangela Zappia.

La denuncia dell'ambasciatrice 

Secondo la diplomatica, molti membri dello staff in Colombia non si sono ancora resi disponibili a essere ascoltati dagli investigatori. Così come è emerso che l'Onu, all'indomani della scoperta della morte di Paciolla, abbia inviato una mail alle 400 persone impegnate sul campo in Colombia chiedendo loro la massima riservatezza sul campo. Una missiva che tradotta si è rivelata essere una somma di reticenze che stanno ostacolando pesantemente le indagini. Dal canto suo, la procura di Roma che indaga per omicidio sta concentrando i propri sforzi intorno alla figura di un contractor americano, Christian Leonardo Thompson, incaricato dall'Onu della sicurezza del campo dove si trovava Mario.

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Il contractor americano

Una persona di cui si fidava e a cui aveva confidato che sarebbe partito il giorno seguente a quella che sembra essere stata un'esecuzione e non un suicidio come detto all'inizio. Il cellulare e il computer di Paciolla sono stati buttati in una discarica mentre la sua abitazione è stata ripulita con della candeggina. Secondo gli investigatori a guidare l'operazione potrebbe essere stato proprio il contractor. Gli investigatori italiani ritengono che Paciolla fosse venuto a conoscenza di qualcosa per la quale era entrato in rotta di collusione con i suoi superiori all'Onu. Una vicenda che messa in questi termini getterebbe delle ombre foschissime anche sull'operazione voluta dalle Nazioni unite e l'atteggiamento dei suoi operatori sul campo non concorre certamente a dissiparle.

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