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Morte della piccola Irene, medico sotto processo chiede il rito abbreviato

Secondo l'accusa, i due indagati avrebbero "omesso un'accurata diagnosi dello stato clinico della paziente affetta da una grave patologia cardiaca"

La vicenda di Irene, la bimba di tre anni che perse la vita dopo un trapianto di cuore, ha avuto strascichi legali. Due medici sono stati messi sotto processo. Uno di questi ha chiesto il giudizio abbreviato.

Secondo l'accusa, entrambi avrebbero "omesso un'accurata diagnosi dello stato clinico della paziente affetta da una grave patologia cardiaca" quando – il 16 gennaio 2015 – la piccola giunse in ospedale con febbre, tosse e tachicardia.
Dopo alcuni esami, fu dimessa e affidata alle cure del pediatra: le sue condizioni sarebbero però perggiorate, fino ad un nuovo ricovero in ospedale in arresto cardiaco e al tragico epilogo.

Nelle prossime udienze gli indagati chiariranno la loro versione. I vertici dell'ospedale, il San Giuliano di Giugliano, definirono la vicenda "una tragica fatalità".

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