Floricoltore napoletano morto in Ecuador: “Non fu un incidente. Venne massacrato da narcos”

Secondo l'Antimafia, Gennaro Iavarone era andato lì per trattare. Dichiarò di essersi ferito con un tuffo in una piscina vuota

Le parole del pm della Dda Ivana Fulco hanno svelato oggi una verità inquietante. Il floricoltore napoletano Gennario Iavarone, morto in Ecuador il 23 marzo 2019, non fu vittima di un incidente. Venne massacrato di botte da alcuni narcotrafficanti con cui era andato a trattare una partita di droga. La rivelazione del magistrato è il frutto dell'indagine con la quale l'Antimafia ha svelato i traffici di droga che dall'Ecuador arrivavano fino all'Italia e che secondo l'accusa coinvolgevano proprio il floricoltore che viveva e aveva un'attività a Sanremo da anni. “I narcotrafficanti gli spaccarono la schiena e gli lesionarono i genitali” ha dichiarato il sostituto procuratore antimafia ricostruendo in aula il traffico di droga durante il processo per l'operazione “Positano”. Operazione in cui venne coinvolto anche l'imprenditore ucciso e lo zio Salvatore Iavarone.

Il viaggio in Ecuador e la trattativa con i narcos

Secondo l'accusa i Iavarone utilizzavano i contatti che avevano in America Latina per rifornire di droga uno dei clan specialisti di narcotraffico di Torre Annunziata: i Tamarisco. Nel corso della requisitoria dinanzi al tribunale oplontino, il pm ha spiegato che Iavarone era uscito di galera dopo essere stato arrestato nel corso dell'operazione condotta dal Gico della Guardia di finanza. Andò in Ecuador per una questione di denaro a cercare di mediare con i narcos locali che però gli diedero una “lezione”. Fu lui stesso a tentare di sviare le indagini.

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La falsa pista dell'incidente e i ritardi nelle cure

Ancora cosciente dichiarò agli investigatori di aver fatto un tuffo in una piscina vuota. La famiglia stessa ha sempre dichiarato che si trovasse lì per una vacanza, forse proprio rifacendosi a cosa aveva detto loro il 43enne defunto. In quell'occasione nacque anche una polemica con la Farnesina. I familiari di Iavarone volevano che venisse curato in Italia. Dal 5 marzo, giorno in cui venne ferito, solo il 22 venne autorizzato un volo di Stato per riportarlo in Italia e fargli continuare le cure che intanto avevano palesato delle complicazioni. Iavarone morì dopo 24 ore scatenando l'ira dei familiari. A più di un anno di distanza la procura antimafia napoletana ha svelato il reale motivo della sua morte. Per la sua posizione la procura aveva già dovuto chiedere l'archiviazione per morto del reo. La rivelazione del pubblico ministero di oggi porterà però sicuramente degli strascichi e apre uno spaccato durissimo su quella morte sospetta.

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