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Morte Francesco Ruotolo, la figlia: "Quattro ambulanze lo hanno rifiutato"

L'attivista e consigliere della III Municipalità vittima del Covid-19: "Era malato dai primi di ottobre. Quando è stato ricoverato il 7 novembre le sue condizioni erano gravi"

 

Quando Francesco Ruotolo è giunto all'ospedale Cardarelli di Napoli, la notte del 7 novembre 2020, le sue condizioni erano gravi. Nove giorni dopo, Francesco, noto attivista del Rione Sanità, si è spento, ennesima vittima del Covid-19. Eppure, il suo non è stato un tracollo rapido. I primi sintomi li aveva manifestati nei primi di ottobre. "A metà mesa la sua condizione si è aggravata - racconta la figlia Ipazia - dal 24 abbiamo cominciato a chiamare i soccorsi. Abbiamo chiamato il 118 cinque volte, ma per le prime quattro il personale non ha ritenuto di doverlo ricoverare. Ci hanno risposto di tutto: che non era grave, che non c'erano posti liberi, che il suo saturimetro era rotto. Finalmente, alla quinta chiamata, nella notte tra il 6 e il 7 novembre siamo riusciti a trovare un'ambulanza che lo portasse in ospedale". 

Il dubbio di Ipazia e della famiglia Ruotolo è che se Francesco fosse stato soccorso prima, forse sarebbe ancora in vita: "Tutto poteva funzionare meglio. La medicina territoriale poteva essere più presente, come l'Asl, come il medico di base e il personale del 118. Io non provo rancore verso chi lavora, so che la colpa è del sistema che è ormai al collasso". Tra le battaglie di Ruotolo c'era molto spazio per la Sanità. Era membro del Comitato Ospedale San Gennaro: "Mio padre si è battuto per anni per la riapertura del pronto soccorso del San Gennaro. Il triste paradosso è che è stato vittima delle stesse disfunzioni che denunciava da sempre".    

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