Monica Sarnelli: "Baby gang violente, basta con la rassegnazione". L'intervista

La cantante denuncia l'aggressione subita dal figlio. "Lascia sgomenti la rassegnazione della gente di fronte a questi episodi. Abbiamo diritto a vivere sereni". E su un futuro diverso: "Ci credo ancora"

Monica Sarnelli ha denunciato ieri sulle pagine de Il Mattino un episodio di quella che appare ormai come “ordinaria violenza urbana”. Una vicenda che vede coinvolto il figlio poco più che quattordicenne della cantante, vittima del proliferare delle baby gang nella nostra città. La giusta rabbia di una madre (e soprattutto di una cittadina) non disposta a rassegnarsi a questo “ordinario”, che a troppi sembra ormai ineluttabile e inevitabile, convinta che il vero cambiamento parta dall’indignazione di tutti i cittadini, che con forza e senza esitazione devono controllare, denunciare, alzare la testa e anche la voce, se occorre, per far valere il proprio diritto a vivere sereni e sicuri anche quando lo Stato abdica alla sua funzione di controllore e garante della sicurezza.

Concordi con la Sarnelli sull’importanza di non piegarsi alla rassegnazione e di dare voce alle denunce affinché siano sempre più le persone disposte ad invertire la tendenza, le abbiamo rivolto qualche domanda.

Suo figlio è stato vittima di rapine ben due volte. Ha voglia di raccontarci cosa è successo?
Mio figlio è stato rapinato insieme ad altri amici giovedì 26 maggio, erano le 19,30 quando si sono avvicinati due ragazzi (età presunta 16 anni). Lo hanno preso come ostaggio mettendogli un coltello alla gola e ferendolo per fortuna non gravemente, hanno rubato loro soldi e cellulare, sotto gli occhi dei passanti indifferenti. Già quest'inverno era stato vittima di una rapina in via Chiaia. Quello che mi lascia sgomenta è la rassegnazione, di fronte a tali episodi, delle mamme e della gente quasi come se fosse normale essere rapinati a Napoli (il tutto con tanto di denuncia fatta al comando dei carabinieri di Largo Ferrandina).

Colpisce in modo particolare che al centro di questi episodi di violenza ci siamo delle baby gang, ragazzini che si accaniscono su altri ragazzini. Si è fatta un’idea di come si è arrivati a questo punto di degenerazione?
Sono convinta che questi episodi siano frutto di una società malata che propone ed evidenzia sempre e solo che la cosa più importante al giorno d'oggi è apparire e non essere. Altro punto fondamentale è che non esiste più il concetto di famiglia e le forze dell'ordine sono praticamente assenti.

È diritto di una madre denunciare e farsi sentire, quando il proprio figlio viene aggredito, ma lo Stato ascolta questo grido? Fa abbastanza per proteggere i nostri ragazzi e in generale tutta la cittadinanza?
Lo Stato è indifferente ma sono convinta che a smuovere lo Stato dovremmo essere noi cittadini, stando uniti e denunciando fortemente quello che non funziona e se serve scendendo anche in piazza. Una madre o meglio un cittadino deve far valere i propri diritti: è un nostro diritto vivere sereni!

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Ha dichiarato che suo figlio è ancora sotto choc e sogna di vivere in una città diversa. È pentita di essere rimasta a Napoli?
Mio figlio, essendo un ragazzo molto sensibile, dopo aver subito la prima rapina mi ha subito esternato la sua voglia di vivere al nord Italia, oltretutto spesso rientra a casa prima dell'orario con me concordato dicendomi che subisce, insieme ad i suoi amici, una continua guerra psicologica da parte di queste baby gang, le quali confondono l'essere perbene con l'essere fessi.

Ha raccontato che le madri degli altri ragazzi rapinati insieme a suo figlio non sono sembrate scosse quanto avrebbero dovuto. Cosa vede all’orizzonte per questa città sul tema della sicurezza: ancora rassegnazione o finalmente una spinta al cambiamento?
Sono molto confusa in merito al futuro di questa città, soprattutto per i discorsi che sento fare alle mamme rassegnate ormai a fuggire da Napoli, io però ci credo ancora. E soprattutto ho molta fiducia nel nostro nuovo sindaco de Magistris".

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