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Presunte molestie su militari: prete ridotto allo stato laicale

La decisione presa direttamente da Papa Francesco

La Congregazione per il Clero ha ridotto allo stato laicale don Antonio Marrese della prelatura di Pompei. Marrese, già cappellano militare ed vicedirettore della Basilica di Pompei, avrebbe molestato alcuni militari o candidati alla vita militare, anche se le presunte molestie non riguarderebbero nessun minore. L'ormai ex sacerdote è nel mirino anche della magistratura italiana e deve rispondere di molestie, stalking e calunnie. Tra i principali accusatori un carabiniere in servizio a Pisa che avrebbe denunciato scambi favori anche di tipo sessuale. L'ex prete, originario della provincia di Potenza, avrebbe promesso l'accesso a posti pubblici nell'Esercito o nell'Arma.

La decisione presa direttamente dal Papa

"La Congregazione per il Clero ha comunicato all’Arcivescovo Prelato di Pompei la conferma definitiva della decisione, approvata in forma specifica da Papa Francesco il 7 novembre 2020, di dimettere il sacerdote Antonio Marrese, del clero della Prelatura e già cappellano militare, dallo stato clericale, con relativa dispensa dagli obblighi sacerdotali, compreso il sacro celibato", scrive in una nota la prelatura di Pompei.

Respinta la domanda di grazia

"Si tratta di un provvedimento inappellabile - viene spiegato - e non soggetto ad alcun tipo di ricorso, giunto al termine di un processo penale canonico avviato nel 2018. Anche la domanda di grazia, presentata al Santo Padre l’11 dicembre scorso, ha avuto esito negativo. Sottoposto pure al vaglio della Giustizia Italiana, Antonio Marrese, nel procedimento canonico che non ha riguardato imputazioni inerenti a persone minori ma aspetti fondamentali della vita sacerdotale, è stato ritenuto colpevole di gravi reati, alcuni dei quali lesivi della reputazione di diverse persone, arrecando sofferenze e procurando pubblico scandalo e nocumento alla comunità ecclesiale".

Ridotto allo stato laicale

"Egli ha avuto ampia possibilità di difendersi, esercitandola sia attraverso ricorsi gerarchici, sia attraverso deposizioni orali e scritte sue, del suo legale e dei testimoni da lui indicati. Antonio Marrese ha perso i diritti propri dello stato clericale e non può più esercitare il ministero sacerdotale. Rimane in comunione con la Chiesa in quanto fratello battezzato in Cristo ed è invitato ad attingere, come ogni fedele, alla grazia della Parola di Dio e dei sacramenti. Una pena nella Chiesa viene inflitta sempre in vista di un bene maggiore, per colui che ne viene raggiunto e per l’intera comunità cristiana. Accogliamo con docilità questa decisione, custodendola nella preghiera e nel rispetto dell’interessato", conclude il documento che annuncia il provvedimento.

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