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Minacce al magistrato: “Proiettili per te e la tua scorta”

Sono sette i proiettili calibro 7.65 inviati nei giorni scorsi al procuratore aggiunto di Torre Annunziata Raffaele Marino. Il plico è stato consegnato lunedì mattina dal furgoncino delle Poste

Raffaele Marino, il procuratore aggiunto di Torre Annunziata, ha ricevuto una lettera di minacce contenente alcuni proiettili. La notizia è stata diffusa solo ieri, ma la lettera è stata consegnata lunedì mattina dal furgoncino delle Poste; è stato l'addetto alla ricezione ad accorgersi delle pallottole e a dare l'allarme.

Nella busta c'è un foglio di carta scritto a mano e in dialetto napoletano il cui senso è: "Se non la smetti di dare fastidio, questi proiettili saranno per te e per quelli che ti stanno intorno", con riferimento agli agenti della scorta. La lettera e i proiettili sono stati affidati ai carabinieri del Ris per le indagini scientifiche; non è stato possibile sapere dove sia stata imbucata perché il francobollo non è stato annullato.

Il procuratore di Torre Annunziata, Diego Marmo, ha informato il comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto, per valutare l'eventuale rafforzamento della scorta a Marino. Ultimati gli atti urgenti, il fascicolo sarà inviato alla Procura di Roma, che è competente per i casi in cui siano coinvolti magistrati in servizio nel distretto di Napoli. Raffaele Marino è procuratore aggiunto di Torre Annunziata da circa due anni. Pur non essendo per legge competente a indagare in materia di criminalità organizzata, si è imbattuto nei clan locali, in particolare Gionta e Gallo, in numerose attività investigative che ha coordinato. La più recente inchiesta che ha riguardato le due cosche rivali è quella che ha portato sabato scorso all'emissione di 13 ordinanze di custodia cautelare per le estorsioni a un cantiere nautico: dell'indagine, tuttavia, è titolare la Dda di Napoli.

Negli anni scorsi, quando era alla Procura antimafia, Marino si è occupato di numerose indagini delicate; per una di queste, che riguarda l'imposizione di tangenti a numerosi imprenditori del quartiere Vomero, si sta concludendo il processo davanti alla VI sezione del Tribunale. Il pm Michele Del Prete, subentrato a Marino, ha chiesto complessivamente 400 anni di reclusione per i 64 imputati. La sentenza è attesa per giovedì prossimo.


Negli ultimi mesi, in particolare, ha delegato a polizia e carabinieri una serie di attività investigative finalizzate allo sgombero di Palazzo Fienga, il fortino del clan Gionta nel quale abitano decine di famiglie di camorristi. Bunker difficilissimo da espugnare, teatro di clamorose rivolte contro le forze dell'ordine, Palazzo Fienga sarebbe già dovuto essere sgomberato; il magistrato intende accertare perché ciò non sia avvenuto. In quest'ambito sono un centinaio le persone già interrogate da polizia e carabinieri e l'attività istruttoria volge ormai alla fine.

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