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Microchip per i cani di Pompei, la LAV li registra all'anagrafe

Otto le domeniche durante le quali sono stati registrati gratuitamente 155 cani dal dott. Riso e dai volontari della Lav. L'obiettivo: contrasto al randagismo. Ce ne parla il dott. Bottinelli del progetto "I cani di Pompei 2011"

Sono stati ben 155 i cani registrati a Pompei presso l’anagrafe canina attraverso l’inoculazione di un microchip. Il progetto intitolato “I cani di Pompei 2011”è stato realizzato dalla LAV (Lega Anti Vivisezione), che ha firmato un protocollo d’intesa con il Comune, l’Asl Napoli 3 Sud e la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei . L’iniziativa, finanziata dalla LAV, con fondi propri e da una donazione ricevuta dalla Mitchell Foundation di Dallas, è nata con lo scopo di sensibilizzare la cittadinanza e mettere in atto azioni concrete di contrasto al fenomeno del randagismo.

Per otto domeniche il dottor Pasquale Riso, medico veterinario, insieme agli operatori della LAV e ai volontari di Pompei, ha eseguito gratuitamente l’inoculazione del microchip ai cani di privati cittadini che hanno risposto all’appello dell’associazione animalista. Il progetto è stato però di portata ben più ampia, prevedendo anche una campagna di sensibilizzazione a tappeto sul territorio con incontri nelle scuole, campagne di affissione e divulgazione di materiale informativo sulla questione e sulle possibili soluzioni. Ne abbiamo parlato con il dott. Giacomo Bottinelli, coordinatore del progetto.

Ci racconta in cosa consiste il progetto “I cani di Pompei 2011”?

A Pompei abbiamo firmato un protocollo con il Comune, l’Asl Napoli 3 Sud e la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei gettare le basi di una azione di contrasto al randagismo, basata anche sull’educazione e sulla responsabilità dei cittadini. Per quanto riguarda la registrazione, l’idea della LAV è stata quella di trovare un medico veterinario disposto a collaborare fattivamente alla registrazione presso l’anagrafe canina dei cani appartenenti a privati cittadini. Abbiamo, così, allestito in Piazza Bartolo Longo un banco attrezzato e per 8 domeniche il dottore veterinario Pasquale Riso (che ha prestato la sua opera in modo completamente gratuito) ha inoculato il microchip di registrazione a 155 cani di privati cittadini che hanno risposto al nostro appello. Si tratta di una piccola operazione semplicissima, eseguita tramite una siringa fatta sulla spalla destra dell’animale, che non prova alcun dolore se non il piccolissimo fastidio della veloce puntura. Nessun rischio per la salute del cane. Una volta istallato il microchip, che possiede un codice di 15 cifre unico, il cane risulta registrato presso la Asl di appartenenza, che è collegata ad un database nazionale. Anche il padrone deve rilasciare i dati dei propri documenti al fine di poter essere collegato al suo cane e rintracciato, così, facilmente nel caso in cui l’animale dovesse smarrirsi. Inoltre il microchip in qualche modo responsabilizza il proprietario del cane registrato: ha quindi anche il pregio di funzionare un po’ da deterrente contro l’abbandono, visto che il cane può essere riconosciuto dalle autorità locali e ricondotto a casa in breve tempo.

Qual è l'obiettivo del progetto messo in campo a Pompei ed in generale della registrazione dei cani presso l’anagrafe canina?
L’obiettivo primo è la prevenzione al fenomeno del randagismo. Secondo una stima ministeriale nella sola Campania sono circa 70 mila i cani randagi, di cui 30 mila si trovano in rifugi pubblici. Volendo mettere da parte la questione della tutela dell’animale (che certo preme moltissimo alla LAV, come ad ogni associazione animalista), il cittadino “qualunque” non può non considerato anche il fatto che il mantenimento di questi cani grava di molto sulla spesa sociale e non può non tener presente che i cani randagi (spesso abbandonati in autostrada) possono costituire pericolo d’incidenti. Mediamente ogni animale tenuto in canile costa al comune circa 1000 euro l’anno (3 euro al giorno), quindi una spesa sostanziosa per le amministrazioni, considerando, tra l’altro, che i canili sono spesso sovraffollati ed ospitano un numero elevatissimo di poveri randagi (specifichiamo che la vita media di un cane in un rifugio pubblico è di circa 7 anni). Fare una sana e corretta prevenzione al fenomeno è quindi anche un vantaggio per la cittadinanza oltre che per gli sfortunati animali costretti a vivere per strada in condizioni spesso di malnutrizione e malattia. Si stima che il mantenimento complessivo dei cani in rifugi pubblici costi alla Stato circa 200 milioni di euro all’anno, non è difficile intuire che, quindi, azioni di prevenzione sono assolutamente indispensabili per animali e uomini. Registrare il proprio cane diminuisce, anzi quasi azzera, il rischio che un cane smarrito non torni al suo padrone, finendo così tra le fila dei randagi, rischiando la sua vita e, come dicevamo, portando conseguenze anche sulla vita cittadina.

Quali altre sono le possibili soluzioni al problema del randagismo?
Un’altra utile soluzione al problema è la sterilizzazione. Questa opzione è utile (anzi fortemente consigliata) anche per i cani dei privati cittadini che non possono prendersi cura della cucciolata del proprio cane o che avendo in casa un esemplare maschio non si curino di evitare che questo ingravidi una femmina randagia, implementando il fenomeno. In ogni caso la registrazione con microchip è certamente molto più economica e, preciso, che è anche obbligatoria per chi ha un cane in casa (legge 281 del 1991). Bisognerebbe che queste due pratiche entrassero a far parte della cultura civile.  È un lavoro di tipo soprattutto culturale, quello di far capire ai cittadini che il rispetto per gli animali include queste pratiche a loro tutela, ma anche a tutela delle persone. In questo senso le istituzioni dovrebbero dare una mano ai cittadini, con campagne di informazione e prevenzione oltre che alla stipula di convenzioni presso le Asl o ambulatori privati.

Quanto costa una sterilizzazione completa e sicura e quanto invece l’inoculazione del microchip?
In un ambulatorio privato della zona campana, l’operazione di sterilizzazione costa circa 150 euro (la cifra può variare leggermente a seconda dei casi e degli eventuali farmaci da utilizzare o analisi cliniche da far fare all’animale). Ricordiamo che bisogna sempre rivolgersi ad un medico veterinario riconosciuto e competente. La degenza post operatoria in genere il cane può farla a casa con il padrone, senza problemi e rischi per la sua salute. L’inoculazione del microchip invece ha un costo irrisorio (25/30 euro in ambulatorio privato).  È completamente gratuito se poi lo si fa presso il servizio veterinario dell’Asl di competenza. Anche in questo caso l'operazione può essere fatta solo da un veterinario di un ambulatorio specializzato o dal medico di una Asl.

Per i cani che vivono oggi la condizione di randagismo, c’è un progetto di sterilizzazione o registrazione in corso?
Questa sarebbe una parte molto importante della prevenzione e dell’abbattimento del fenomeno, ovviamente in questo caso i costi da sostenere sono molto più elevati e non sostenibili solo da associazioni animalisti, nonostante i costanti sforzi. Ci sarebbe bisogno di una seria azione governativa, di una forte volontà politica di far fronte al problema. Nemmeno un singolo comune può far niente, si tratterebbe di una goccia nel mare, ma già se si pensasse ad un “consorzio” di comuni appartenenti alla stessa area si potrebbero mettere in campo azioni di grande peso. Del resto i cani randagi si spostano molto, per cui il problema non interessa mai un solo paese. Si dovrebbero, inoltre, stipulare convenzioni con Asl e ambulatori privati per garantire, ad esempio, sterilizzazioni a prezzi contenuti, il che consentirebbe l’abbattimento di costi troppo esosi per cittadini o associazioni. Ci sono perfino fondi istituiti per questi scopi, ma purtroppo spesso vengono utilizzati male e non danno i frutti attesi.

Quali canali di comunicazione e informazione avete utilizzato per “sponsorizzare” la campagna e sensibilizzare la cittadinanza?
In primo luogo a Pompei abbiamo privilegiato il contatto con bambini ed adolescenti, attraverso incontri nelle scuole elementari, medie e superiori della zona, riscontrando un vero boom di presenze: circa 400 studenti presenti a cui è stato spiegato cos’è e a cosa serve il microchip. Come spesso accade i piccoli si dimostrano più maturi e sensibili degli adulti e la campagna ha sortito il suo effetto. Molti di questi ragazzini hanno poi accompagnato i loro genitori con i cagnolini di casa a fare la registrazione in piazza nelle domeniche successive. Sono poi stati utilizzati anche i classici e sempre utili canali informativi come l’affissione di manifesti, la diffusione di materiale cartaceo e opuscoli informativi, comunicati stampa e ovviamente il mai tramontato passaparola.

Come reagisce la cittadinanza rispetto a queste tematiche e alle azioni messe in campo?
In tanti hanno risposto all’appello e hanno capito l’importanza di un progetto come questo, ma è fondamentale dire che a volte, a causa soprattutto della disinformazione o della cattiva informazione, questi tipi di progetti vengono fraintesi e ne viene ribaltata la finalità. Questo è assolutamente sbagliato, le azioni come quella della registrazione presso l’anagrafe canina sono indispensabili per un vero contrasto al fenomeno del randagismo, evitare che i cani randagi si moltiplichino vivendo in condizioni di disagio è un problema di tutti, evitare che non si abbrutiscano per le condizioni estreme di vita è un problema di tutti.

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