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«Valentino Gionta inviava messaggi dal carcere»

L'ipotesi della Dda dopo aver analizzato alcune lettere intercettate dal tribunale di Sorveglianza in cui il boss usava parole in codice

Il boss Valentino Gionta, storico fondatore dell'omonimo clan, avrebbe provato ad inviare dei messaggi in codice fuori dal carcere attraverso delle lettere. È quanto ipotizza la Direzione distrettuale antimafia dopo aver analizzato la corrispondenza intercettata e sequestrata dal tribunale di Sorveglianza qualche mese fa. Gionta, nonostante sia al 41bis da quasi dieci anni, avrebbe provato comunque a mantenere i contatti con l'esterno nel tentativo di conservare la leadership del clan a Torre Annunziata.

Lo avrebbe fatto utilizzando delle lettere con una lista di richieste senza senso e facendo riferimento a cibi e a vestiti. Parole in codice secondo l'Antimafia che continua ad investigare sulle capacità del boss di inviare messaggi ai sodali del clan rimasti in libertà. Anche i suoi due figli Aldo e Pasquale in passato avevano provato a recapitare senza successo messaggi al territorio nonostante la reclusione al carcere duro. Gionta è detenuto da 32 anni dopo l'arresto a Marano nella tenuta del boss Lorenzo Nuvoletta.

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