Martedì, 16 Luglio 2024
Cronaca Caivano

Stupro Caivano, De Giovanni: “Serve identità culturale, non l'esercito”

Secondo lo scrittore queste periferie sono dei “non luoghi” che vanno trasformati in primis con più scuole

"Sono convinto che quello che sta succedendo sia l'esplosione di un disagio che ha radici culturali”. Lo scrittore partenopeo Maurizio De Giovanni ha, in un'intervista rilasciata ad Adnkronos, parlato degli stupri di Palermo e di Caivano, portando avanti la sua idea che non sia “un problema di risacche di delinquenza risolvibile con il presidio militare del territorio, che può far bene ma è una cura sintomatica".

“La causa di questa 'malattia' – prosegue l'autore dei Bastardi di Pizzofalcone proseguendo nella metafora medica – è una problematica disattenzione: le periferie abbandonate dalle istituzioni, come Caivano a Napoli, lo Zen di Palermo, Librino di Catania, Tor Bella Monaca a Roma, e altre, sono diventate dei veri e propri 'non luoghi'", per i quali concentrarsi sulla cura dei sintomi non porta a molto. "Possiamo chiamare l'esercito, la Folgore, tutte le forze armate e metterle per strada, ma non possono starci in eterno e quando vanno via che succede? Torna tutto come prima. Per curare le cause di questa malattia occorre intervenire sulle scuole, che sono il primo presidio istituzionale sul territorio", osserva lo scrittore. Che sottolinea quanto servano “più istituti, una maggiore offerta, un'edilizia scolastica decente e non fatiscente com'è adesso, un maggior numero di insegnanti motivati e meglio pagati e il tempo pieno, perché i ragazzi vanno tolti dalla strada".

Sarebbe, per De Giovanni, "un investimento che certamente ha dei costi, minori però di quelli che paghiamo per affrontare la dilagante delinquenza. L'identità del luogo va trasformata con la presenza istituzionale che equivale a un'identità culturale. Solo così possiamo trasformare i non luoghi, che sono le periferie disagiate, in luoghi con un'identità", conclude.

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