Morto Maradona, Napoli piange il suo Dio in calzoncini: le tappe della carriera

Bimbo prodigio, esordiente con l'Argentinos Juniors. La favola con il Boca, poi il Barcellona e l'incontro con il grande amore a Napoli

(Ansa)

Tonnellate di inchiostro sono state spese per narrare le gesta di Diego Armando Maradona, un uomo che è anche riduttivo definire calciatore. Maradona era il calcio. L'armonia di ogni sua movenza legata alla sfera di cuoio, la sincronia con cui danzava - tallone, punta, tacchetti - sul prato verde con il suo compagno pallone, con il quale a volte si univa in un unico spirito che superava ogni ostacolo terreno e le sue capacità erano lo scopo finale dell'invenzione di questo sport, il massimo a cui uno spettatore potesse ambire.

Con Maradona se ne va un pezzo di Napoli, non solo calcistica. Diego è stato amato da tutti i napoletani, anche da quelli che di sport non capivano nulla o che non erano attratti dall'epica sportiva. Un'epica nella quale Maradona ha saputo invece coinvolgere tutta la città, dagli intellettuali ai proletari, dai ricchi ai bambini, dalle istituzioni ai disperati. E Napoli gliene sarà sempre grata. Più di tante vuote parole, preme ricordare ora la sua carriera. 

Nato nel 1960 a Lanus, Maradona esordì neanche sedicenne nell'Argentinos Juniors. Era il 1976 e di Maradona si parlava già da tempo: era un bimbo prodigio, ma forse fu l'unico bimbo prodigio a superare le aspettative. A 21 anni passò al Boca Juniors, la squadra che ha sempre amato.  Qui restò un solo anno e, complici i gravi problemi finanziari della squadra, fu ceduto al Barcellona. In Catalogna rimase per due stagioni, fino al 1984. Aveva 24 anni ed era già il più grande al mondo quando scelse di venire a Napoli. La trattativa fu estenuante ma portò a una giornata memorabile: 5 luglio 1984. Lo Stadio San Paolo si riempì, 90mila persone diedero il benvenuto a Maradona, che ricambiò con qualche parola d'affetto e un palleggio che diventò iconico.

A Napoli spese 7 anni di amore con qualche malumore, verso la fine, per la mancata cessione al Marsiglia. Sette anni d'amore che finirono in modo brusco, di notte, dopo una condanna dell'antidoping. Maradona aveva ormai 30 anni: giocò ancora - scontata la squalifica - al Siviglia, poi rientrò in patria e finì tra Newell's Old Boys e un ultimo giro di valzer al Boca Juniors, nella sua Bombonera. Da allenatore non otterrà mai gli stessi successi e la stessa reputazione.

Oggi il calcio perde il miglior giocatore al mondo, il pallone perde il suo miglior amico. Napoli perde un pezzo di storia, un uomo genuino che sapeva sempre quello che diceva e perché lo diceva. E che si è assunto tutte le responsabilità dei suoi sbagli. Ciao Diego, ciao futbòl. 

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