Cauda (Gemelli) su lockdown a Napoli: "Serve un'attesa armata"

L'idea è quella di "attendere gli effetti delle misure dell'ultimo Dpcm, ma allo stesso tempo essere pronti a reagire"

Ansa

 "L'approccio potrebbe essere quello di una 'attesa armata', come si dice in termini guerreschi". È l'idea di Roberto Cauda, ordinario di Malattie infettive all'Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell'Unità operativa di Malattie infettive della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma, a proposito dell'ipotesi di ulteriori lockdown mirati in grandi città come Milano e Napoli.

"Il Covid - spiega - ci ha insegnato a navigare a vista, e mi sento di spendere una parola in difesa di chi deve prendere le decisioni: siamo di fronte a una situazione che evolve in modo esponenziale, ma occorrono 10-15 giorni per vedere gli effetti delle misure adottate, che sono state modulate tenendo conto della pandemia sanitaria, ma anche di quella economica". Insomma, "direi di attendere gli effetti delle misure dell'ultimo Dpcm, ma allo stesso tempo essere pronti a reagire: la nostra deve essere un'attesa armata - ribadisce l'infettivologo - consapevoli del fatto che è possibile un'evoluzione tale da comportare, nei prossimi giorni, ulteriori chiusure mirate. D'altronde siamo ormai nel terzo scenario prospettato dallo studio dell'Istituto superiore della sanità, e al quarto c'è il lockdown. In questa terza fase è possibile procedere a mini-lockdown mirati, le cosiddette zone rosse localizzate, per frenare la corsa del virus".

L'esperto spiega che il Coronavirus "è una malattia di facile diffusione: ora siamo al 12-13% di tamponi positivi sul totale, mentre in estate eravamo allo 0,5-0,6% e in primavera al 20%". "Nel frattempo - ricorda Cauda - è scattato l'obbligo delle mascherine all'aperto e sono stati contrastati gli assembramenti. La ricerca ci dice che queste misure sono efficaci, ma non bastano a fermare i contagi: l'obiettivo è quello di rallentare la corsa del virus in modo da evitare uno tsunami che travolgerebbe gli ospedali, impedendo di fatto la cura delle patologie non Covid. Ricordiamo anche che i contagi quotidiani riflettono quello che è accaduto 15 giorni fa, e che il tasso di occupazione delle terapie intensive è del 19%: attendiamo (e speriamo), consapevoli di una possibile evoluzione della pandemia e della possibilità di decisioni più restrittive. Un'attesa armata, insomma".

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