Cronaca Via Fratelli Maristi, 2

Giugliano, il Procuratore Ingroia incontra i cittadini al Presidio di "Libera"

Il magistrato impegnato nella lotta a "Cosa Nostra" ha parlato della nuova mafia e ricordato le morti di Falcone e Borsellino. "La verità non è un dovere di pochi, ma il diritto di tutti"

Antonio Ingroia a Giugliano

Si è tenuto sabato pomeriggio a Giugliano, presso la sede di “Libera”, nell’aula magna dell’Istituto Fratelli Maristi,  un incontro con il Procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, in occasione della presentazione del suo libro “Nel labirinto degli dèi – storie di mafia ed antimafia”. Il Presidio Libera di Giugliano, lo ricordiamo, è stato inaugurato lo scorso 14 febbraio alla presenza di Don Luigi Ciotti ed è dedicato alla memoria di Mena Morlando, vittima innocente della camorra.

Sono intervenuti alla discussione Eliana Iuorio, Vincenzo Viglione e Salvatore Micillo del Presidio Libera di Giugliano e giornalisti della web radio “Wrong” (Radiosiani.com), oltre a Giorgio Banaudi, preside dell’Istituto Maristi. Previsto anche l’intervento del magistrato Raffaele Cantone (presidente onorario del Presidio), che però non ha potuto presenziare all’evento.

Il Procuratore palermitano è stato accolto con molto calore da una folla di cittadini accorsa ad ascoltarlo, tra il pubblico anche Raffaele Del Giudice, presidente di Asìa.  Scarsa, invece, se non totalmente assente, la presenza delle istituzioni locali.
“Discepolo” di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, con i quali ha lavorato prima delle tristemente note stragi di Capaci e Via D’Amelio che vent’anni fa uccisero i due giudici siciliani impegnati nella lotta alla mafia, Antonio Ingroia è da sempre protagonista della lotta a Cosa Nostra.  E proprio parlando di Falcone e Borsellino, il Procuratore inizia il suo discorso a Giugliano: ricordando due uomini “giusti” e auspicando che questo ventesimo anniversario che si avvicina (Falcone e Borsellino furono uccisi rispettivamente a maggio e a luglio del 1992) segni anche l’inizio di un tempo diverso.
 “Non bisogna dimenticare - ha sottolineato Ingroia, parlando dei due giudici uccisi dalla mafia - e bisogna continuare a cercare tutta la verità, perché la verità non è un dovere di pochi, ma il diritto di tutti”. La verità spesso fa paura, si scontra con le reticenze ed è accerchiata dall’omertà, troppe volte prima di tutto istituzionale, spiega il magistrato. Per questo dev’essere un impegno di tutti i cittadini: cercare la verità è, quindi, diritto di tutti e non solo dovere dei magistrati, perché sapere aiuta a combattere e cambiare le cose. La verità rende liberi.  “C’è un'Italia che vuole la verità a tutti i costi e un’altra che la vuole solo finché è compatibile con i propri interessi” dice il giudice siciliano.

Il Procuratore ha parlato a lungo anche delle differenze tra la “vecchia” e la “nuova” mafia, quella dei colletti bianchi, quella che si mimetizza all’interno della società civile e persino nelle istituzioni, nella politica e nei centri di potere economico-finanziari, ed ha sottolineato che la prima azione da fare e la più importante per far sì che il Paese possa davvero crescere e uscire dalla grave crisi economica (e non solo) che lo pervade è la dura lotta alla corruzione. Secondo Ingroia, infatti, non bisogna sottovalutare la gravità di questo fenomeno, in grado di fermare, a tutti gli effetti, la crescita della nazione, frenando (solo per fare un esempio) gli investitori esteri che si trovano a fare i conti con “spese extra” (tangenti, mazzette e magari pizzo).
Per ripartire, ha spiegato il magistrato palermitano, c’è bisogno che le istituzioni e la politica taglino in maniera forte e inequivocabile ogni ponte con la mafia, di qualunque tipo esso sia. Ma, ha detto ancora il Procuratore,  il bicchiere non è solo mezzo vuoto: è pure mezzo pieno. Di passi in avanti, negli ultimi decenni, se sono fatti molti: è soprattutto nell’immaginario collettivo che la mafia non ha più il posto privilegiato che aveva un tempo.  E’ diffusa ormai, nell’opinione pubblica, l’idea che la mafia non sia un modello positivo da imitare, ma al contrario, da condannare. Anche per questo la mafia è costretta a cambiare volto, a sparare di meno e a nascondersi “tra la folla”, ad entrare di soppiatto nella società e nelle istituzioni.

Prima di lasciare l’Aula Magna dell’istituto Maristi, Ingroia ha avuto ancora il tempo di rispondere a qualche domanda del pubblico e firmare rapidamente qualche copia del libro.
Il bilancio di questo incontro avvenuto a nord di Napoli, nella cosiddetta “Terra di Fuochi”, è certamente positivo: un momento di riflessione, discussione e crescita. Per non dimenticare le morti di uomini di coraggiosi, delle tante vittime innocenti e per non lasciare soli quelli che ancora oggi combattono con coraggio.

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