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Danni all'obelisco, Claudi: "Molti proclami, nessun intervento concreto"

Intervista al preside di Architettura sullo stato attuale del centro storico. "Si grida allo scandalo a disastro avvenuto, ma ci si guarda bene da cambiare il modo di atteggiarsi rispetto al problema della conservazione in efficienza del costruito"

Il maltempo dei giorni scorsi, oltre ad aver messo in ginocchio interi quartieri della città e della provincia, ha visto segni di cedimento anche da parte delle beltà storiche. Frammenti di marmo si sono ad esempio staccati dall'obelisco dell'Immacolata, in piazza del Gesù. La caduta ha provocato l'intervento immediato dei vigili del fuoco che hanno transennato la base dell'obelisco, monumento realizzato nel '600 su iniziativa dei Padri Gesuiti e oggi tra i più celebri della città. Ne abbiamo parlato con Claudio Claudi, preside della facoltà di Architettura.

Un evento del genere era prevedibile?

Più che prevedibile direi inevitabile dal momento che il patrimonio costruito viene considerato come un qualcosa capace di “vivere” in eterno a prescindere da qualsiasi intervento manutentivo, e ciò è ancora più grave se si pensa che questa logica viene applicata anche a beni culturali di inestimabile valore di cui la nostra città è particolarmente ricca. Si grida allo scandalo solo a disastro avvenuto ma ci si guarda bene da cambiare il modo di atteggiarsi rispetto al problema della conservazione in efficienza del costruito. Figurarsi, poi, ad occuparsi seriamente della sua valorizzazione! Diceva Einstein che non è possibile risolvere un problema se si continua a pensare con la stessa modalità che lo ha determinato. Mi sembra proprio che a Napoli non si riesca a compiere questo salto di qualità.

Non tutti sanno o ricordano che il centro storico di Napoli è patrimonio dell’UNESCO da 15 anni. È vero che si rischia di perdere il riconoscimento e perché?

Con i suoi 980 ettari il centro storico di Napoli è il più vasto d’Europa e, proprio per la enorme quantità di beni di inestimabile valore in esso racchiusi che presentano problematiche di fruibilità, di messa in sicurezza, di riqualificazione, di rifunzionalizzazione, spesso si crea un problema di disorientamento. Il compito di chi ha la responsabilità della gestione del tessuto urbano è proprio quello di saper effettuare con lucidità le scelte che consentano di evitare la “paralisi del fare”, individuando quelle che sono le priorità, ed intervenendo con decisione per rimuovere le criticità. Purtroppo siamo abituati a palleggiamenti di responsabilità, a molti proclami ma all’assenza di interventi concreti. Se non si esce al più presto dall’impasse dello scollamento tra i momenti elaborativi e quelli attuativi credo che all’inizio del prossimo anno, alla scadenza indicataci dall’UNESCO per la presentazione del piano di gestione per il centro storico, potremmo trovarci di fronte a situazioni di ulteriore mortificazione per la nostra città.

In queste ore ci si ritrova a fare i conti con questo scempio, causa maltempo. Con chi facciamo più una brutta figura, con noi cittadini, con i turisti, con l’arte in genere?

In qualsiasi parte del mondo, con un patrimonio culturale pari ad un decimo del nostro, si sarebbe pensato a valorizzare i tesori d’arte per creare ricchezza, posti di lavoro, attirare investitori, promuovere processi di sviluppo e progresso sociale e culturale. Al contrario, gli ultimi episodi dimostrano che non soltanto non siamo in grado di “mettere a rendita” il capitale culturale, ma lo stiamo depauperando, perdendo con un ritmo sempre più accelerato. Tutto questo mentre si parla di sostenibilità ovvero di non compromettere la possibilità alle generazioni future di fruire di quelle risorse materiali e immateriali che oggi appaiono sempre più fragili e a rischio di danno irreversibile. Non si tratta di “brutte figure”, si tratta di non sapere salvaguardare l’identità e la dignità di una società, e questo fa soffrire in primis chi invece opera e lavora proprio per cercare di migliorare la società.

Correre ai ripari nel centro storico di Napoli si può, o la situazione è molto più grave di quanto si possa immaginare?

Malgrado una sedimentazione di errori, disattenzioni e scelte sbagliate non credo che si sia ad un punto di non ritorno. La nostra città possiede tutte le energie e le risorse intellettuali per determinare una netta inversione di tendenza. Si tratta di coinvolgere e tesaurizzare competenze e conoscenze rimuovendo pregiudizi e arroganti atteggiamenti nel gestire la cosa pubblica, abbattendo gli steccati burocratici o legati ad interessi partitici e, soprattutto, scardinando quel sistema di veti incrociati che hanno determinato, attraverso l’immobilismo, l’attuale gravissima situazione di degrado, non solo del centro storico, ma dell’intera città.

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