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Immigrazione, Marniroli: “Le leggi non aiutano"

Dopo il “Clandestino Day” e la consegna al sindaco di un documento sui diritti degli immigrati da parte della cooperativa Dedalus, abbiamo parlato con Andrea Marniroli di immigrazione e dei problemi legati all'integrazione, alla normativa e al lavoro degli immigrati

Venerdì scorso a piazza Trento e Trieste alcune associazioni si sono riunite per il “Clandestino day”per chiedere il ritiro delle norme sull’immigrazione contenute nel “pacchetto sicurezza”. Quella stessa mattina, la cooperativa Dedalus ha consegnato al sindaco Iervolino un documento sui diritti degli immigrati condiviso dal sindaco.

La cooperativa dal 1986 si si dedica con particolare interesse alle problematiche legate ai flussi migratori, progettando forme di intervento volte a migliorare le condizioni socio-economiche dei lavoratori extracomunitari e delle loro famiglie.

Di immigrazione e dei problemi legati all'integrazione, alla normativa e alle condizioni di lavoro degli immigrati abbiamo parlato con Andrea Marniroli della cooperativa Dedalus.

Potrebbe delinearci un quadro sulle condizioni di vita degli immigrati a Napoli?
C'è un dato di contesto legato al fatto che Napoli e la Campania in generale hanno un sistema di welfare debole che si accompagna a una situazione del mercato del lavoro che non consente eccessive opportunità da un lato e dall'altro lato è spesso caratterizzata da situazioni diffuse di sommerso e di lavoro irregolare. Quindi,  c'è una condizione di oggettiva difficoltà per gli immigrati sia al momento dell'arrivo, perché c'è una complicazione nell'accesso ai servizi che spesso non ci sono o sono di difficile accesso, sia per il difficile inserimento nel mercato del lavoro “regolare”. Questi sono proprio problemi strutturali che sono affrontati a macchia di leopardo: non ci sono politiche omogenee su tutto il territorio regionale. Si possono trovare sia situazioni d'eccellenza come l'assenza totale di servizi.

Una delle grandi criticità riguarda quindi i servizi?
Fondamentalmente, la maggior parte degli interventi sociali, di orientamento alla cittadinanza, sociosanitari rivolti ai migranti spesso non sono servizi inseriti in un organico di welfare, ma dei progetti di elevata precarietà che vanno e vengono, che magari ci sono per un anno e poi terminano. É oggettivamente una situazione complicata.

Quali sono gli ostacoli maggiori all'integrazione?
In questo contesto, le scelte che arrivano dalle politiche nazionali, l'atteggiamento culturale che viene proposto dalla politica rispetto all'immigrazione non favorisce, anzi alimenta le problematiche e spinge ancora di più nel sommerso. Perché nel momento in cui si introducono norme che sono del tutto sbilanciate: invece che sull'accoglienza e la cittadinanza puntano ad approcci repressivi sicurativi, questi non facilitano l'emersione dalle sacche di irregolarità.

Le leggi quindi sono inappropriate?
Con il pacchetto di sicurezza si è introdotto il reato di clandestinità. È la prima volta dopo il ventennio fascista che viene considerato reato non un comportamento, ma una semplice condizione umana. Non si è criminali perché si fa qualcosa di criminale, ma lo si è perché si è irregolari.
Norme di questo genere non favoriscono la sicurezza, ma alimentano l'insicurezza. Facendo un esempio basti pensare alla condizione di una badante che sapendo che  se il suo datore di lavoro la licenzia, non perde solo il lavoro, ma diventa irregolare e si trasforma in una criminale. In queste condizioni, quale badante potrà denunciare una situazione di sfruttamento o pretende di essere pagata il giusto?

Napoli si differenzia dalle altre città rispetto al tema dell'immigrazione?
Napoli è una città che a differenza di altre nel nostro paese è ancora in grado di essere più accogliente di altri contesti. Forse perché Napoli è più abituata alle differenze, alla precarietà quotidiane. Quindi alcuni lavori irregolari o sommersi fanno meno paura perché sono condivisi anche dalla popolazione napoletana. Un venditore ambulante immigrato, spesso si ritrova a vendere prodotti che gli stessi cittadini vendono nelle bancarelle, per cui, in questo senso, l'immigrato è meno diverso e fa meno paura.

Il caporalato è ancora un fenomeno diffuso?
Nelle campagne il caporalato è la forma prevalente con cui i migranti si relazionano al mercato agricolo. È la forma reale di inserimento. Quello che sta avvenendo adesso è che il caporalato si sta spostando anche in città. In alcune rotonde, o in qualche incrocio si possono vedere migranti che aspettano e caporali che li “prendono” per attività varie, come scaricare il cemento, svuotare una cantina o fare il self service alle pompe di benzina, quando il benzinaio è chiuso.
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