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Inquinamento della costa flegrea: i bagnanti fuggono

L’Arpac e i titolari degli stabilimenti balneari promuovono il mare, ma si avverte un calo di presenze. La Campania, intanto, ha ricevuto per la terza volta la Bandiera Nera di Legambiente

Mare sì, mare no. Questo è il dilemma. L'allarme per l'inquinamento delle acque del litorale flegreo, scattato nelle scorse settimane, non fa che preoccupare.

I bagnanti non sanno come comportarsi, mentre l'Arpac e la maggioranza dei titolari degli stabilimenti balneari smentiscono il tutto e tranquillizzano invano: sì ai bagni in quella zona.

Inutile negarlo, un calo di presenza quest’anno c’è. A Bacoli e Pozzuoli sempre meno persone scelgono di fare un tuffo. Il motivo? La presenza, sembra,  di vermi in mare, oltre a reazioni allergiche da parte di chi, con quell’acqua, ci è stato in contatto.

Proprio a Pozzuoli si cerca di salvare il salvabile in queste ore. Le analisi dei tecnici e il sindaco Giacobbe hanno dato l’ok, ma sono in pochi a fidarsi e a godersi giornate di relax sui lidi. Anche a causa dei 130 lavoratori del depuratore di Cuma che, un mese fa, bloccarono l'impianto per protesta contro il mancato pagamento degli stipendi. Il risultato di quei due giorni di stop? Acqua putrida e numerose colonie di insetti.

Legambiente, intanto, ha “regalato” per la terza volta alla Campania la Bandiera Nera. Situazione da bollino rosso da Torregaveta fino a Varcaturo, Giugliano compresa (nonostante siano stati riaperti cinque lidi su sette sotto sequestro). Mentre dal Rione Terra fino a Monte di Procida il bollino è verde. Verde speranza, a questo punto.
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