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Processo ai clan: la provincia non sarà parte civile

Venerdì il processo contro uomini del clan Beneduce-Longobardi, accusati di estorsione. Solidarietà all'imprenditore che denunciato le estorsioni anche dal mondo della politica

Parte venerdì il processo, a carico di cinque imputati, accusati di estorsione. Tra i cinque figura anche qualche nome che è stato raggiunto dall’operazione “Penelope”, messa in atto a giugno di quest’anno, che ha visto per ben 82 persone ordini di custodia cautelare in carcere. Per la prima volta si costituisce parte civile in un processo contro il racket anche il comune di Pozzuoli, seguito dall’ente di Bacoli e dalla regione Campania. Manca, però, la Provincia di Napoli, per l’assenza del suo presidente, Luigi Cesaro.

Venerdì in tribunale, l’imprenditore che ha denunciato il pizzo sarà accompagnato anche dagli avvocati dell’associazione nazionale “Sos Impresa”, coordinata da Luigi Cuomo, dal difensore delegato dai comuni di Bacoli e Pozzuoli e dall’ufficio legale della regione Campania. "Confido che questa pratica venga adottata soprattutto in vista del Maxi processo “Penelope” – afferma il coordinatore nazionale di Sos Impresa, Luigi Cuomo. Finalmente gli enti locali scendono in campo accanto agli imprenditori onesti e coraggiosi, qualcosa comincia a vedersi. È stato fondamentale – continua Cuomo – anche l’interessamento del Sen. Franco Malvano e l’impegno profuso dal Capitano dei Carabinieri Roberto Spinola".

Al banco degli imputati ci sono: Carmine Riccio, del 1967, detenuto nel carcere di Catanzaro, Biagio Fruttaldo classe 1972, detenuto a Benevento, Marcello Moio, nato nel 1979 e detenuto nel carcere di Secondigliano insieme a Silvio De Luca, nato nel 1978. Figura tra gli imputanti anche l’imprenditore Ferdinando Marcellino, recidivo, detenuto nel carcere di Lanciano. Riccio, De Luca e Marcellino, già furono fermati l’anno scorso.

I tre, secondo quanto emerso dalle indagini, avevano messo sotto estorsione il titolare di una grande azienda di Pozzuoli, costringendolo a versare somme di denaro nelle festività (Natale, Pasqua e Ferragosto). Le indagini dei carabinieri erano partite dall’arresto, avvenuto il 24 giugno 2009 a Quarto, di Biagio Fruttaldo, ritenuto vicino al clan ’Beneduce-Longobardi. Fruttaldo fu trovato in possesso di una pistola calibro nove, con una matricola cancellata e 14 cartucce. In seguito, i militari, scoprirono un numero riferito a “Biagio Camorra” (identificato per Fruttaldo), nella rubrica del telefono cellulare di un commerciante del luogo e così risalirono alle estorsioni compiute ed agli altri complici. Anche la politica locale esprime la propria soddisfazione con parole di solidarietà agli “imprenditori onesti e coraggiosi”.

"Dobbiamo essere solidali – dice il consigliere provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà, Carlo Morra – con chi oggi ha il coraggio di denunciare. La politica deve essere vicina a queste persone. Per questo – continua Morra – è gravissimo che la Provincia di Napoli non si sia costituita parte civile, un’assenza inaccettabile". Anche il Pdl, attraverso Fabio Costigliola, ex consigliere comunale e segretario provinciale dei giovani del Pdl ha usato parole di “solidarietà per un atto così giusto, essendo la legalità un punto fermo e importante per la città di Pozzuoli”.

Parole di sostegno anche dal segretario del Partito Democratico ed ex sindaco, Vincenzo Figliolia: "È un segnale importante e positivo per i cittadini il fatto che in un momento come questo si stiano verificando una serie di risultati contro la malavita organizzata. Significa – prosegue Figliolia – che qualcosa sta cambiando, anche la paura che affligge le persone. Dobbiamo debellare il cancro della camorra che affligge il sud e la Campania da secoli". Una politica alla quale viene lanciata un’ulteriore sfida da parte proprio dell’associazione “Sos Impresa”: "La prossima amministrazione – chiosa Cuomo – dovrà essere a fianco di queste persone, che siano cittadini o imprenditori, per costituirsi anche negli altri processi contro la camorra come parte civile".

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