Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca

De Natale (Ingv): "Napoli zona col più alto rischio vulcanico al mondo"

Tre milioni di persone abitano entro la distanza di circa 20 km da una possibile bocca vulcanica. La soluzione? "In queste aree si deve poter lavorare, fare turismo, cultura e svago; ma stabilendo residenza permanente al di fuori"

L'area di Napoli è quella con il "più alto rischio vulcanico al mondo". È quanto riporta l'ex direttore dell'Osservatorio Vesuviano Giuseppe De Natale, dirigente di ricerca dell' Ingv, in occasione del lancio del manifesto "Ricucire l'Italia per un nuovo assetto Euro-Mediterraneo", firmato da oltre 500 rappresentanti del mondo accademico, scientifico e intellettuale italiano.

Nel Napoletano, spiega De Natale, 3 milioni di persone abitano entro la distanza di circa 20 km da una possibile bocca vulcanica. Altri vulcani del Paese, come l'Etna, hanno un rischio che è correlato più che altro alla sismicità che generano. "Il rischio vulcanico in Italia è estremamente variabile, poiché dipende dalla natura e dalla localizzazione degli apparati vulcanici considerati", continua infatti De Natale.

Il problema più pressante insomma è quello dell'area napoletana, questo "per la presenza di molteplici aree vulcaniche caratterizzate da altissima esplosività, estremamente popolate: Vesuvio, Campi Flegrei e Ischia, oltre ad altre possibili sorgenti di eruzioni ignimbritiche nella Piana Campana", va avanti De Natale. La mitigazione del rischio nella zona "può essere ragionevolmente perseguita soltanto diminuendo drasticamente la densità di popolazione residente in queste aree. È importante rilevare che queste aree, di enorme valore turistico, culturale e naturalistico, non vanno certo desertificate; il problema è di valorizzarne la fruizione, scoraggiando però nel contempo la residenzialità".

"In queste aree si deve poter lavorare, fare turismo, cultura e svago; ma stabilendo residenza permanente al di fuori di esse. Solo in tal modo è ipotizzabile predisporre Piani di Evacuazione programmata, in caso di chiari segnali pre-eruttivi, che possano funzionare sia in termini logistici sia economici: considerando anche il carattere empirico e l'intrinseca incertezza della previsione delle eruzioni".

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