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Incidente Monteforte Irpino

Incidente Monteforte Irpino

Un mese fa la strage del bus: "L'autista ha fatto il possibile"

Emergono le prime conferme sulla tragedia in Irpinia. "Ciro Lametta ha cercato in tutti i modi di rallentare per evitare la tragedia"

Ad un mese esatto dalla tragedia del bus di Monteforte Irpino (Avellino), che precipito' dal viadotto provocando la morte di 39 persone, oggi, nella seconda giornata dell'incidente probatorio, sarà effettuata una simulazione di quanto avvenuto quella sera.

Nel piazzale del deposito giudiziario di Mercogliano, alla presenza del pool di periti nominati da tutte le parti coinvolte, sono stati disposti i 14 veicoli che la sera del 28 luglio rimasero coinvolti nell'impatto causato dalla perdita di controllo del bus. Ieri, nel corso della prima giornata dell'incidente probatorio, da periti delle parti è stata avanzata come ipotesi del tragico incidente, la rottura del'impianto di trasmissione del bus che ha successivamente messo fuori uso i freni.

Le ipotesi emerse nei giorni successivi alla tragedia hanno trovato oggi le prime conferme. L'intero sistema frenante del bus, immatricolato nel 1995, reimmatricolato nel 2008 e revisionato lo scorso marzo, era andato completamente fuori uso a causa del cedimento dell'albero di trasmissione che poi ha anche danneggiato irreparabilmente i freni ad aria del mezzo.

Secondo quanto reso noto da Andrea Pianese, legale della famiglia Del Giudice-Iaccarino, che nella tragedia ha perso tre persone (le sorelle Simona e Silvana, e il padre di queste ultime), "il freno meccanico - l'unico rimasto in funzione - era funzionante solo su una ruota". Particolare, quest'ultimo, che spiegherebbe quanto sia stato difficile per l'autista Ciro Lametta, morto nell'incidente, riuscire a controllare il bus che per un chilometro e 300 metri, dopo avere scollinato il tratto appenninico di Monteforte Irpino, ha preso velocità fino a travolgere alcune auto e infine a sfondare i new jersey di protezione del viadotto Acqualonga e precipitando da una altezza di oltre 20 metri. Lametta - hanno riferito i suoi periti, gli ingegneri Fabio Monfreda e Flavio Toscano, all'uscita del deposito - "ha cercato in tutti i modi di rallentare il bus per evitare la tragedia", anche "appoggiandosi parallelamente al new jersey che però ha ceduto facendo precipitare il mezzo nella scarpata. La rottura del sistema di trasmissione del bus - hanno aggiunto - ha danneggiato i freni e reso incontrollabile il bus. L'unica ruota in grado di poter frenare - a loro parere - era la posteriore sinistra". I due ingegneri, insieme agli altri 15 periti - tre nominati dalla Procura di Avellino, quattro dalla famiglia Lametta (Ciro e il fratello Gennaro, titolare della Mondo Travel, la ditta che ha noleggiato il pullman), quattro della Società Autostrade per l'Italia, i restanti nominati dalle famiglie delle vittime - per tutta la giornata hanno analizzato nei minimi particolari i rottami del mezzo. Uno di loro, Eugenio Rapinese, nominato dalla famiglia Lametta, si è anche ferito alla testa durante l'incidente probatorio: si era chinato per visionare il mezzo e, alzandosi, ha battuto la testa su una trave. Sul posto è giunta un'ambulanza che dopo averlo medicato, lo ha accompagnato in ospedale per l'applicazione di un paio di punti. Nell'inchiesta sono indagati i fratelli Lametta e i due funzionari della Società Autostrade Michele Renzi e Antonio Sorrentino: l'ipotesi di reato è omicidio colposo plurimo e disastro colposo. L'incidente probatorio nel deposito giudiziario di Mercogliano, iniziato stamani alle 10 e durato dieci ore, proseguirà domani. Nel piazzale del deposito giudiziario è prevista una simulazione dell'incidente con il bus e i 14 veicoli coinvolti. Dopodomani, invece, si terrà un sopralluogo sui 1300 metri che vanno dalla galleria di Monteforte fino al viadotto Acqualonga, dove il pullman è precipitato, e sul tratto della provinciale Taurano-Monteforte dove il mezzo si è schiantato. (Ansa)

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