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Rapina

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È nato Emanuele: ha il nome di suo padre, il giovane rapinatore morto a Posillipo

Don Antonio Carbone, responsabile delle case famiglia dei Salesiani: "Spero che attorno a questo bambino ci sia l'impegno di tutti per un futuro diverso. E se un giorno mi chiederà del padre lo descriverò come un ragazzo allegro"

 E' nato ieri e si chiama Emanuele come il papà, il figlio di uno dei due ragazzi morti nell'incidente stradale verificatosi due notti fa a Posillipo dopo una rapina di cui le vittime hanno accusato proprio i due giovani deceduti nel successivo schianto.

Le autopsie dei due ragazzi, ospiti di una comunità di recupero, verranno effettuate oggi: mercoledì dovrebbe essere la giornata dei funerali.

''Somiglia tale e quale al papà - dice don Antonio Carbone, che come responsabile delle case famiglia dei Salesiani ha avuto modo di seguire il percorso di recupero dei due ragazzi - un evento gioioso che stride con la morte del papa' avvenuta solo 48 ore prima. Spero che attorno a questo bambino ci sia l'impegno di tutti a stare vicino alla famiglia per un futuro diverso. E se un giorno mi chiederà del padre lo descriverò come un ragazzo allegro, gioioso, con tanta voglia di vivere, che lavorava con passione e con la voglia di costruire tante cose belle per il suo futuro''.

Considerazioni che valgono anche per l'altra vittima di questa storia, Alessandro Riccio ''uno che voleva costruirsi un futuro diverso''. Segnali di riscatto constatati giorno dopo giorno che portano don Antonio ad essere scettico sull'effettivo coinvolgimento dei due ragazzi nella rapina: ''Io non ci credo - dice - stavano gustando le cose belle della vita, Alessandro era diventato papà da due mesi ed Emanuele lo sarebbe diventato oggi. Vedevo con quanto impegno e sacrificio si davano da fare per imparare il mestiere di pasticciere. Stavano scommettendo sul loro futuro. Alessandro aveva fatto anche la cresima''. Emergono altri dettagli sulle storie personali dei due ragazzi: Emanuele era in permesso proprio per la nascita del figlio, con gli altri ragazzi della comunità tra qualche giorno sarebbe dovuto partire per il mare. Con Alessandro si conoscevano da tempo e prima del tragico epilogo i due ragazzi erano andati assieme ad assistere alla partita del Napoli. (Ansa)

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