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Il luogo della tragedia © Tm NewsInfophoto

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Incidente bus Monteforte Irpino: la lunga notte di morte e dolore

L'inviato di Today.it: "Antonio è un giovane volontario della Misericordia. I suoi occhi raccontato tutto"

Antonio è un giovane volontario della "Misericordia". Percorre la strada che porta da quella maledetta scarpata alle autoambulanze, decine, centinaia di volte. Una stradina di campagna buia, desolata. Qualche casa qui e lì e un corteo di ambulanze che restano tragicamente ferme. Cammina con la testa bassa, le braccia "morte" lungo il corpo. I guanti e la mascherina sul volto. E poi, quegli occhi pieni di dolore. Quegli occhi che da soli, senza l'aiuto di alcuna parola, bastano per fare capire quale tragedia ci sia pochi metri più avanti. 

La cronaca di quei terribili momenti

Si vede poco, quasi niente.  Ma gli occhi di Antonio raccontano tutto. Raccontano di un pullman "disteso" nella scarpata, fra gli alberi e i rovi, accartocciato su se stesso e distrutto quasi come fosse stato di carta. Raccontano la disperazione dei soccorritori e la speranza di trovare ancora qualcuno vivo dopo un tragico volo di oltre trenta metri. Raccontano di trentotto lenzuoli bianchi stesi a terra, con accanto le valigie sporche di sangue. Lenzuoli che, quando la notte è ancora buia, vengono sostituiti dalle prime bare. Disposte una accanto all'altra: a vederle fanno quasi impressione, lasciano un senso di dolore difficile da mandare via. 

Ma tant'è. Per trentotto dei quarantotto passeggeri del bus precipitato dal viadotto "Acqualonga" dell'A16, all'altezza di Avellino, non c'è stato niente da fare. Tornavano da tre giorni di vacanze alle terme di Telese, nel beneventano. Erano un gruppo di persone semplici. Anziani, donne, bambini partiti tre giorni fa da Giugliano con un pullman della "Mondo Travel", ditta del paesino del napoletano. Avevano visitato i luoghi di Padre Pio e, poi, via: il ritorno verso casa. Un ritorno interrotto, domenica sera alle 20:30, nel tratto autostradale fra i caselli di Avellino Ovest e Baiano, nel comune di Monteforte. Comune dove alle prime luci del giorno è cominciata la tragica sfilata dei parenti delle vittime verso la palestra della scuola Comunale dove è stata allestita la camera ardente.

VIDEO - Le immagini dal luogo della tragedia

E' un tratto in discesa, con una grande curva verso destra. Il mezzo sbanda: qualcuno dice di avere visto uno pneumatico esplodere, i carabinieri parlano di un probabile guasto ai freni. L'autista perde il controllo del pullman, sterza verso destra per evitare le auto incolonnate. Ne colpisce quindici, più un camion. Poi sbatte nel muro di cemento che sorregge il guard rail. Prosegue per centro metri contro il muro finché il cemento cede. E' un volo spaventoso: un salto di trenta metri nel vuoto. La parte posteriore dell'autobus si distrugge: tre persone vengono sbalzate fuori dal veicolo, altre trentasei muoiono fra le lamiere del mezzo. Uno è ancora disperso, nove sono negli ospedali di Avellino e Napoli. 

Il primo ad arrivare sul posto è Giuseppe, un giovane militare che si trovava a casa di amici a due passi dal luogo dell'incidente. Sente il boato, si precipita in strada e riesce a salvare una bimba di dieci anni. In pochi minuti la zona si riempie di persone. Qualche signora chiede informazioni e prega. Altri alzano gli occhi e guardano quel tratto di autostrada con il muro distrutto che mette i brividi. Tutti, invece, inveiscono contro quella curva che, per chi abita qui, è la "curva maledetta", la stessa dove nel 2003 persero la vita sei persone partite da Andria e dirette a Roma per la festa di laurea di un parente.  

I soccorritori arrivano dopo una ventina di minuti, prima sarebbe stato impossibile. La zona è impervia, scomoda: i mezzi dei soccorsi riescono a malapena a girare nella stradina. Ma alla fine, servirà a poco. I primi ad arrivare, si guardano attorno: "Qua servono quaranta bare". Nella prima mezz'ora partono nove ambulanze. Poi un silenzio assordante, tragico. Interrotto solo dal rumore di una sega che tenta di aprire quella scatola di morte che è diventato l'autobus. Intorno alle quattro di mattina, poi, diventa una semplice processione di carri funebri. E Antonio è già andato via, con la morte negli occhi.

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