Incidenti stradali Posillipo / Via Posillipo

Alessandro ed Emanuele, i rapinatori morti: "Due giovani papà"

Tragica rapina culminata con la morte di due ragazzi in via Posillipo. Diversi gli interrogativi ai quali carabinieri e polizia municipale dovranno cercare di dare una risposta

Dove sono i due complici a bordo di un'altra moto che, secondo il racconto della vittima, hanno partecipato alla rapina finita tragicamente a Posillipo con la morte dei due giovani di 18 e 17 anni? Chi ha preso l'iphone della ragazza del 29enne alla guida della Smart che, ha raccontato agli investigatori, è stato portato via nel corso del colpo? Il cellulare non è stato trovato nè addosso ad Alessandro Riccio né ad Emanuele né sulla moto.

Sono diversi gli interrogativi ai quali carabinieri e Polizia municipale a Napoli dovranno cercare di dare una risposta dopo la rapina conclusasi con un incidente stradale mortale nella notte tra venerdì e sabato. Il conducente della Smart che ha raccontato di aver urtato la moto sulla quale si trovavano i due giovani - è da accertare se sia stato un fatto accidentale o effetto di un gesto voluto - in una fase successiva alla prima rapina quando temeva che gli volessero portare via anche la Smart: ora è stato denunciato per omicidio colposo. Risposte chiarificatrici potrebbero arrivare da una serie di attività investigative. Ci sono le immagini di una telecamera di videosorveglianza di un esercizio commerciale della zona e poi si attendono i risultati dell'esame tossicologico cui è stato sottoposto il conducente dell'auto. Altri elementi potrebbero arrivare dall'autopsia sul corpo dei due giovani.


"Non voglio credere affatto che Alessandro ed Emanuele fossero dei banditi. Avevano seguito un percorso di vita positivo e poi si sentivano responsabilizzati dalla paternità''. A parlare è il salesiano don Antonio Carbone, direttore delle comunità per minori 'Il sogno' di Napoli e 'Mamma Matilde' di Torre Annunziata, dove ha avuto modo di conoscere i due giovani. Alessandro, residente nella zona del Cavone, aveva lasciata da un po' di tempo la comunità di Torre Annunziata mentre Emanuele, di Materdei, continuava ad essere ospite di quella di Napoli anche se aveva avuto un permesso in vista della prossima paternità.

''Alessandro - racconta don Antonio - era padre di una bambina di due mesi, Antonia. Emanuele sarebbe diventato domani papà di un maschietto. Pensate che per pochi euro avrebbero rovinato questa vita nella quale credevano?''. Il sacerdote ricorda che i due giovani frequentavano, disposti ad affrontare anche grandi sacrifici, stage per imparare a diventare pasticcieri. Quella che si è verificata racconta don Antonio rivolgendosi direttamente ai due ragazzi ''è una tragedia per le vostre mamme, per i vostri figli, per l'amico di camera di Emanuele che al ritorno dalle vacanze troverà quel letto vuoto. Un dolore profondo per tutti noi. Una sconfitta educativa? Si forse abbiamo fallito. Potevamo fare di più e meglio come comunità. Oggi primo giorno di ferie per i nostri politici...intanto tanti ragazzi imparano un mestiere per un lavoro che non c'è e padri si ammazzano perché hanno perso la dignità''. ''Siamo certi che voi in questa brutta storia nella quale siete stati coinvolti non c'entrate. Amavate la vita, qualcosa l'avete pure imparata in questi mesi, speriamo che anche noi impariamo qualcosa da questa brutta storia. In questa notte di san Lorenzo sono cadute le stelle, speravamo...ma la vostra è rimasta nel cielo'', conclude don Antonio. (Ansa)

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