Inchiesta su Cesaro e Pentangelo: ecco perché il Riesame ha annullato la misura cautelare

Confermata l'ipotesi dell'inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche raccolte in un'altra inchiesta

Il tribunale del Riesame ha pubblicato le motivazioni per le quali lo scorso 16 giugno ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare ai danni dei parlamentari Luigi Cesaro e Antonio Pentangelo. Confermata l'ipotesi avanzata al momento della lettura del dispositivo. A “salvare” i due parlamentari di Forza Italia è l'inutilizzabilità delle intercettazioni raccolte a loro carico. Il Gip del tribunale di Torre Annunziata, lo scorso 16 maggio, aveva chiesto gli arresti domiciliari, per il reato di corruzione nell'ambito di un'inchiesta della procura oplontina sullo scandalo dell'area ex Cirio a Castellammare di Stabia. Cesaro e Pentangelo sono accusati di aver aiutato l'imprenditore Adolfo Greco nell'affare della riconversione dell'area.

Il nodo intercettazioni 

Gli indizi raccolti a loro carico sono il frutto di intercettazioni telefoniche disposte in un'altra inchiesta a carico dell'imprenditore stabiese, stavolta però dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Secondo il tribunale delle Libertà queste intercettazioni non possono essere utilizzate in un procedimento differente da quello per il quale sono state autorizzate. Un principio stabilito da una recente sentenza della Corte di Cassazione a cui si sono rifatti gli avvocati Giuseppe De Angelis, Giovanni Vignola e Antonio Cesarano che sono riusciti a ottenere l'annullamento della misura per la quale era stata chiesta l'autorizzazione a procedere alle Camere. Senza le intercettazioni che spiegano il presunto progetto corruttivo rischia di crollare tutta l'impalcatura accusatoria dell'inchiesta della procura oplontina.

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