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Camorra, il sistema-Sant'Antimo: 59 misure cautelari. Arrestati i fratelli di Luigi Cesaro

Indagato anche il parlamentare. L'inchiesta Antemio fa emergere i presunti profondi legami tra politica, imprenditoria e clan camorristici nella periferia partenopea. Misure cautelari anche per due carabinieri infedeli. Sequestrati beni per 80 milioni

Una Sant'Antimo in mano ai clan Puca, Verde e Ranucci. Una città in cui la vita democratica è sospesa almeno dal 2012, con i cittadini che hanno perso il libero esercizio del diritto di voto per volere del cartello camorristico egemone sul territorio. È il quadro a tinte cupe che emerge dall'inchiesta della procura di Napoli denominata "Antemio", un'indagine che va avanti dal 2016 e che ha portato oggi all'esecuzione di 59 misure cautelari: 38 indagati sono finiti in carcere, 18 ai domiciliari, per due è scattato l'obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria e uno è stato sospeso dai pubblici uffici.

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Misure cautelari: coinvolti i fratelli Cesaro e due carabinieri

L'inchiesta ha portato all'esecuzione di misure cautelari – tra gli altri – anche per Antimo Cesaro (carcere), Anielo e Raffaele Cesaro (domiciliari), cioè i tre fratelli del senatore ed ex presidente della provincia di Napoli Luigi Cesaro. Questi risulta essere anch'egli indagato: sulla richiesta di costudia cautelare in carcere nei suoi confronti il Gip di Napoli si è però riservato di prendere una decisione "all'esito – si legge nell'ordinanza – dell'eventuale autorizzazione all'utilizzo delle intercettazioni". Colpiti da misure cautelari anche due carabinieri, uno dei quali – già ai domiciliari – è stato condotto in carcere. Inoltre uno dei destinatari della misura della custodia in carcere, del clan Verde, è stato arrestato in Svizzera, a Lucerna, grazie alla collaborazione internazionale delle forze dell'ordine. Infine in carcere è finito anche il capo dell'Ufficio tecnico del Comune di Sant'Antimo, accusato di ipotesi di reato riconducibili a corruttele aggravate da finalità mafiose.

L'approfondimento: i presunti rapporti tra i Cesaro e il clan Puca

Sequestri per 80 milioni: c'è anche il Centro Igea e la Galleria Il Molino

Oltre alle cifre ritrovate a casa di alcuni degli indagati – nell'appartamento del capo ufficio tecnico del Comune di Sant'Antimo sono stati ritrovati circa 40mila euro – è stato disposto il sequestro del Centro polidiagnostico Igea e della Galleria commerciale "Il Molino". Le singole attività commerciali di questa – specifica la Procura – non hanno responsabilità, dato che le indagini riguardano la gestione del complesso nel suo insieme. In totale i beni posti sotto sequestro hanno un valore totale che si aggira sugli 80 milioni di euro.

Le indagini, i depistaggi ed un attentato dinamitardo nel 2016

Si è trattato di "indagini oltremodo difficili – ha spiegato il Procuratore di Napoli Giovanni Melillo – per la complessità delle vicende riconstruite e perché gli investigatori hanno dovuto superare sistematiche attività di depistaggio, alcune delle quali anche ad opera di militari dell'arma, i quali per anni hanno tradito il giuramento di fedeltà alla Repubblica e all'Istituzione cui appartengono".

"Le investigazioni si sono nutrite di attività tecniche – ha spiegato Melillo – oltre che del contributo di alcuni collaboratori di giustizia". In particolare uno di questi, Claudio Lamino, proprio per quanto ha raccontato alle forze dell'ordine è stato oggetto di un attentato dinamitardo nell'agosto del 2016.

Gli inquirenti hanno essenzialmente ricostruito l'attività decennnale dei tre clan Puca, Verde e Ranucci, egemoni a Sant'Antimo. Questi negli ultimi 30 anni hanno fatto un vero e proprio "salto di qualità" criminale, mettendo da parte le conflittualità per condividere gli affari e arrivare anche ad una strategia comune di accumulazione patrimoniale: esisteva – spiegano gli inquirenti – un "cappello", una cassa comune, utile a prevenire incomprensioni.

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Il procuratore Giovanni Melillo, nel corso della conferenza stampa

Le mani sulla città: democrazia sospesa a Sant'Antimo

Dalle indagini emerge un clan Puca egemone sulle altre due formazioni criminali, ma profondamente legato ad esse. Hanno, tutti e tre i clan, "esercitato – spiega Melillo – un invasivo condizionamento della pubblica amministrazione santantimese, sistematico, massivo, prolungato nel tempo. Sono stati ricostruiti gli illeciti dei gruppi camorristici, molti di natura corruttiva, nei settori dell'urbanistica e dell'edilizia comunale". Avrebbero pilotato appalti pubblici dal valore di 15 milioni di euro.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, le organizzazioni mafiose sono ricorse continuamente alla violenza per condizionare la vita politico-amministrativa del Comune. Dopo aver di fatto pilotato attraverso brogli le elezioni del 2012 e 2017, c'è stato anche il tentativo di imporre le dimissioni ad alcuni consiglieri per raggiungere l'obiettivo dello scioglimento del Consiglio comunale. Questo è avvenuto poi, per infiltrazioni camorristiche, lo scorso marzo.

Le ingerenze nelle tornate elettorali avvenivano attraverso la compravendita di voti. È emerso dalle indagini non solo l'interesse al condizionamento dell'attività amministrativa, ma anche i grandi interessi economici che i clan curavano – secondo gli inquirenti – attraverso le attività dell'ufficio tecnico comunale con la possibilità di reinvestire in attività immobiliari i proventi delle attività criminali.

Tangenti nelle paste e voti comprati: il video

Il commento del ministro della Difesa

Così, sull'operazione, il ministro della Difesa Lorenzo Guerini: "Faccio i complimenti all'Arma dei Carabinieri per la brillante operazione condotta a Napoli contro la camorra. La legalità è un bene primario alla base della nostra Costituzione, lo Stato c'è e continua senza tregua la battaglia alle mafie e alla criminalità". "Faccio inoltre i complimenti - ha aggiunto - anche per il successo delle altre importanti operazioni condotte questa mattina in tutta Italia da Polizia e Guardia di Finanza contro le mafie che distruggono l'economia, lo sviluppo e minano il futuro del Paese".

Così invece in una nota il sottosegretario di Stato alla Difesa Angelo Tofalo sull'operazione: "I Carabinieri del Ros hanno da poco eseguito a Napoli una misura cautelare a carico di 59 indagati accusati di crimini tra i quali associazione mafiosa, corruzione elettorale, estorsione e turbata libertà degli incanti. Grazie al grande lavoro dell'Arma dei Carabinieri sono stati colpiti i clan Puca, Verde e Ranucci, ed è stato scardinato un sistema di collusione affaristico mafioso portando alla luce una fitta rete di cointeressenze in ambito politico e imprenditoriale. Lo Stato continua a dimostrare ogni giorno di essere più forte di ogni organizzazione criminale. Operazioni come questa, da un lato dimostrano come la mafia tenti di riorganizzarsi sul territorio, dall'altro sono la conferma che le istituzioni non indietreggiano di un solo millimetro nella lotta alla criminalità".

La replica di Luigi Cesaro

“Sono esterrefatto nell’apprendere da notizie di stampa il mio presunto coinvolgimento in pratiche di raccolta del consenso non regolari e addirittura oggetto di ipotizzato accordo con ambienti riconducibili a consorterie criminali. Nel corso della mia lunga e diversificata esperienza politica ed istituzionale mi sono più volte cimentato in campagne elettorali, da quelle europee a quelle nazionali, provinciali e comunali: sempre il consenso sulla mia persona è stato raccolto in modo assolutamente trasparente ed i suffragi ricevuti sono stati frutto esclusivamente del mio impegno a sostegno delle nostre comunità e della mia nota disponibilità nei confronti dei cittadini.  Sono perciò convinto che l’approfondimento dei fatti e l’attenta valutazione delle circostanze in questione permetteranno alla verità di emergere e, come già accaduto nelle precedenti contestazioni che mio malgrado mi hanno coinvolto, i fatti si incaricheranno dì dimostrare la mia assoluta estraneità a qualsiasi addebito. Ed è perciò che con animo assolutamente sereno affronterò anche questa ulteriore prova”. Lo afferma Luigi Cesaro, senatore di Forza Italia.

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